Cassazione Penale, Sentenza n. 30270/2023 del 12/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in sede di riesame, aveva annullato le misure cautelari (arresti domiciliari per Mondola e custodia in carcere per Alfieri) disposte dal GIP. Il ricorso sosteneva che gli indagati avevano allestito un articolato sistema fraudolento per monetizzare i "bonus cultura" 18APP (reclutamento di neo-diciottenni tramite intermediari/CAF, accesso alle piattaforme con le credenziali altrui, simulazione di vendite tramite la Libreria dei Borbone, emissione di false fatture, creazione della societa' "Creator Vesevo s.r.l." per eludere sospensioni e revoche) e che tali artifici e raggiri avevano effettivamente indotto in errore gli organi preposti alla verifica e alla liquidazione. Inoltre ha evidenziato che CONSAP, ai sensi dell'art. 8 del D.P.C.M. 15/9/2016 n.187, svolge un riscontro preventivo delle fatture prima della liquidazione, perciò non sussisteva l'automatismo nella erogazione e la condotta presenta un "quid pluris" tipico della truffa aggravata (art. 640-bis), non riconducibile al più residuale art. 316-ter.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato il Tribunale del riesame per aver qualificato sommariamente i fatti ex art. 316-ter cod. pen. senza considerare l'insieme delle condotte fraudolente (organizzazione, falsificazione di registrazioni e documenti, uso di intermediari, reiterazione delle elusioni delle verifiche). La Corte ha affermato che la procedura di riscontro preventivo operata da CONSAP (art. 8 D.P.C.M. 187/2016) integra un'attivita' di controllo tale da poter essere viziata dalle condotte decettive degli indagati, rendendo possibile la configurazione della truffa aggravata ex art. 640-bis. Di conseguenza la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al giudice di merito per riesaminare la qualificazione giuridica e i provvedimenti cautelari in luce delle osservazioni rese dalla Corte (in particolare della configurazione, al livello indiziario, del reato di truffa aggravata e dell'associazione per delinquere).
Norme richiamate
art. 640-bis cod. pen.
La Corte ha ritenuto che le condotte contestate (sistema organizzato di monetizzazione dei bonus, artifici, false registrazioni e documentazione, reiterazione e uso di societa' schermanti) costituiscono un quid pluris compatibile con la truffa aggravata ex art. 640-bis, perché hanno indotto in errore l'ente erogatore nell'ambito di controlli non meramente formali.
art. 316-ter cod. pen.
La norma ha natura residuale e sussidiaria rispetto all'art. 640-bis: si applica in linea di massima quando l'erogazione si fonda sulla mera esistenza di una dichiarazione formale del richiedente e l'ente non svolge controlli preventivi. La Corte richiede un'applicazione restrittiva e il confronto caso per caso con la truffa.
D.P.C.M. 15 settembre 2016 n. 187, art. 8
Secondo la Corte l'art. 8 disciplina un riscontro preventivo delle fatture effettuato da CONSAP prima della liquidazione, mediante l'utilizzo dei dati delle piattaforme telematiche; tale fase di verifica è reale e funzionale al pagamento e puo' essere viziata da artifici e falsificazioni, con conseguente induzione in errore dell'ente.
D.P.C.M. 15 settembre 2016 n. 187, art. 9
Richiamato come disciplina dei controlli successivi e delle possibilità sanzionatorie da parte del MIBACT; la Corte l'ha utilizzato per evidenziare che esistono controlli successivi ma anche verifiche preventive rilevanti ai fini della configurazione della truffa.
art. 416 cod. pen.
Norma sull'associazione per delinquere: la Corte rileva indizi della costituzione di un'organizzazione sistematica finalizzata alla commissione delle condotte decettive e al conseguimento illecito dei rimborsi.
art. 648-ter cod. pen.
Norma richiamata tra i capi di imputazione collegati ai profili di ricettazione/autoriciclaggio correlati all'illecita percezione di somme; citata nel contesto dell'imputazione complessiva.
Massime di principio
- Distinguere sempre tra art. 316-ter e art. 640-bis valutando concretamente se l'ente ha svolto o meno controlli preventivi significativi: se l'erogazione si fonda sulla mera attestazione formale allora prevale 316-ter; se invece sono presenti verifiche attive che possono essere indebitamente influenzate da artifici la fattispecie è riconducibile a 640-bis.
- Valutare l'esistenza di un "quid pluris" (organizzazione, uso di intermediari, documenti falsi, reiterazione e sofisticazione degli artifici): quando è presente, la condotta tende a configurare la truffa aggravata e non la mera indebita percezione di erogazioni pubbliche.
- Non frammentare la ricostruzione dei fatti: il giudice deve considerare l'insieme delle condotte e la loro finalità unitaria anche a livello indiziario, perché la qualificazione giuridica dipende dalla prospettiva d'insieme.
- Accertare la natura e la funzione dei controlli amministrativi (preventivi vs successivi). Norme regolamentari che prevedono riscontri preventivi (es. procedure di CONSAP) possono far cadere l'assunto dell'assenza di verifica da parte dell'ente e favorire la qualificazione per truffa se tali verifiche sono state eluse con artifizi.
- Nelle valutazioni cautelari tenere conto della qualificazione giuridica: se sussiste la plausibile configurazione di reati con maggiore gravità e pericolo di fuga/recidiva (es. truffa aggravata, associazione per delinquere), i criteri per misure cautelari possono essere valutati diversamente.
- Per l'accertamento della soglia tra illecito amministrativo e penale (art. 316-ter, comma secondo) considerare la somma complessivamente illecitamente percepita con una singola condotta o in relazione all'unitarietà dell'azione; compito del giudice di merito valutare il nesso temporale e la ricaduta unitaria degli atti.
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