Cassazione Civile, Ordinanza n. 23795/2023 del 04/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Un privato aveva convenuto il Comune davanti al Tribunale per ottenere il riconoscimento del diritto a un indennizzo per la reiterazione di vincoli urbanistici apposti su terreni di sua proprietà a partire dal 1982. Deduceva che l'ente avesse imposto e reiterato, con successivi atti urbanistici, vincoli espropriativi senza prevedere contestualmente alcuna indennità, in violazione della disciplina applicabile e dei principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale. Il Tribunale aveva accolto la domanda e condannato il Comune al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno. In appello il Comune aveva ottenuto la riforma integrale della decisione: la Corte territoriale ha ritenuto che non fosse stata proposta una vera domanda risarcitoria, ma una domanda di indennizzo; ha escluso che i vincoli avessero natura espropriativa, qualificandoli come conformativi perché riconducibili alla zonizzazione urbanistica; ha inoltre escluso la reiterazione di vincoli scaduti, ritenendo mancante un atto deliberativo espresso e tempestivo di reiterazione. Il proprietario ha quindi proposto ricorso per cassazione con sei motivi: violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato per avere la Corte d'appello fondato la decisione sulla inesistenza dei vincoli espropriativi; violazione del divieto di nuove eccezioni in appello per alcune difese del Comune; errata qualificazione dei vincoli come conformativi e non espropriativi; omessa pronuncia su alcune aree e domande; omesso esame di certificati urbanistici che, a suo dire, attestavano l'esistenza e la reiterazione dei vincoli; omessa applicazione, d'ufficio, dei nuovi criteri indennitari introdotti da una sentenza della Corte costituzionale.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati il primo e il secondo motivo, osservando che la Corte d'appello non aveva pronunciato ultra petita, ma aveva valutato la mancanza dei fatti costitutivi del diritto azionato; le difese del Comune sulla natura dei vincoli e sulla mancata reiterazione erano mere difese, proponibili in ogni fase, e non eccezioni in senso stretto tardive. Ha poi rigettato/inammissibilmente scrutinato gli altri motivi: ha confermato il principio per cui occorre distinguere tra vincoli conformativi e vincoli espropriativi, essendo i primi espressione della zonizzazione urbanistica dell'intero territorio o di sue parti e i secondi vincoli puntuali preordinati all'espropriazione; nel caso concreto la Corte territoriale aveva accertato che i vincoli erano destinati a verde pubblico attrezzato e viabilità, con natura conformativa. Ha inoltre condiviso l'accertamento della mancanza di una valida reiterazione di vincoli scaduti, essendo il nuovo strumento urbanistico intervenuto dopo oltre vent'anni dalla scadenza. Le censure relative ai certificati urbanistici sono state giudicate inammissibili anche per difetto di autosufficienza. È stata confermata la condanna del ricorrente alle spese.
Norme richiamate
art. 112 c.p.c.
Il giudice non ha violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, perché ha deciso sulla base della mancanza dei fatti costitutivi del diritto azionato e non su una questione diversa o eccedente rispetto al thema decidendum.
art. 345, comma 2, c.p.c.
Le contestazioni del convenuto sulla sussistenza o natura del diritto dedotto non costituiscono necessariamente nuove eccezioni in senso stretto e, come mere difese, possono essere svolte anche in appello.
art. 7 L. n. 1150/1942
Richiamato insieme all'art. 40 della stessa legge per la distinzione tra vincoli urbanistici conformativi ed espropriativi.
art. 40, comma 2, L. n. 1150/1942
Norma evocata dal ricorrente per sostenere il diritto all'indennizzo in caso di reiterazione di vincoli espropriativi.
art. 2, comma 1, L. n. 1187/1968
Richiamato per la disciplina dei vincoli urbanistici e della loro durata/reiterazione.
art. 39 d.P.R. n. 327/2001
L'indennizzo per reiterazione di vincoli preordinati all'esproprio presuppone la ricorrenza di vincoli espropriativi o sostanzialmente espropriativi; in mancanza di tale presupposto la pretesa non sorge.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Norma processuale invocata per i vizi di ultrapetizione e di error in procedendo denunciati dal ricorrente.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Norma di ricorso per cassazione invocata per dedurre la violazione di legge nella qualificazione dei vincoli urbanistici.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Norma invocata per denunciare l'omesso esame di fatti decisivi, ma la censura è stata ritenuta inammissibile perché non autosufficiente e comunque volta a ottenere un nuovo esame del merito.
art. 113, comma 1, c.p.c.
La Corte non era tenuta a rilevare d'ufficio la sopravvenienza di una pronuncia costituzionale sui criteri di determinazione dell'indennità, non essendo integrati i presupposti della domanda accolta in appello.
art. 39 d.P.R. n. 327/2000
La reiterazione di vincoli scaduti, preordinati all'esproprio o sostanzialmente espropriativi, è legittima solo se accompagnata dalla corresponsione di un'indennità determinata secondo i criteri di legge.
Corte cost. n. 179/1999
Richiamata come base del principio secondo cui la reiterazione di vincoli urbanistici espropriativi richiede un ristoro indennitario.
Corte cost. n. 181/2011
Invocata dal ricorrente per i criteri di determinazione dell'indennità di espropriazione; la Corte ha escluso che dovesse essere rilevata d'ufficio ai fini della decisione.
Cass., Sez. Un., n. 2951/2016
Le contestazioni del convenuto sulla titolarità del rapporto o sulla sussistenza del diritto dedotto sono mere difese, non eccezioni in senso stretto, e possono essere proposte in ogni fase del giudizio.
Cass. n. 7393/2023
La zonizzazione urbanistica dell'intero territorio o di una sua parte dà luogo a vincoli conformativi, che incidono sulla valutazione dell'area ma non sono preordinati all'esproprio.
Cass. n. 207/2020
Conferma il criterio distintivo tra vincoli conformativi, derivanti dalla destinazione urbanistica generale, e vincoli espropriativi, che riguardano beni determinati in funzione di un'opera pubblica.
Cass. n. 37414/2022
La reiterazione di vincoli scaduti preordinati all'esproprio è legittima se accompagnata da un'indennità che compensi la diminuzione di valore o di utilizzabilità del bene.
Cass. n. 12468/2018
L'indennizzo per la reiterazione dei vincoli espropriativi è dovuto secondo un meccanismo sostanzialmente automatico, senza richiedere la prova rigorosa del pregiudizio.
Massime di principio
- Ai fini dell'indennizzo per reiterazione di vincoli urbanistici, il presupposto indispensabile è la natura espropriativa o sostanzialmente espropriativa del vincolo; se il vincolo è conformativo, perché espressione della zonizzazione urbanistica generale, l'indennizzo non è dovuto.
- La distinzione tra vincoli conformativi e vincoli espropriativi va compiuta guardando alla funzione e alla portata del vincolo: sono conformativi quelli che incidono in modo generale su una zona in ragione delle sue caratteristiche urbanistiche; sono espropriativi quelli che colpiscono beni determinati in vista di una specifica opera pubblica.
- Le contestazioni del convenuto sulla titolarità del rapporto o sulla sussistenza del fatto costitutivo del diritto dedotto hanno natura di mere difese e possono essere svolte anche in appello, senza soggiacere alle preclusioni proprie delle eccezioni in senso stretto.
- Nel giudizio di cassazione le censure che mirano a una nuova valutazione del materiale istruttorio o a ribaltare l'apprezzamento di fatto del giudice di merito sono inammissibili, specie quando il motivo non sia autosufficiente nel riportare il contenuto degli atti o dei documenti richiamati.
- La reiterazione di vincoli scaduti preordinati all'esproprio è legittima solo se assistita dalla previsione e liquidazione di un'indennità, ma tale disciplina opera soltanto quando il vincolo abbia effettiva natura espropriativa.
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