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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3623/2022 del 01/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 14/04/2021 del Tribunale di Sorveglianza di Torino che aveva rigettato le richieste di misure alternative alla detenzione (affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà) e aveva dichiarato inammissibile la detenzione domiciliare rispetto alla residua pena di 2 anni, 10 mesi e 27 giorni. Il ricorrente deduce violazione di norme processuali (art. 666 comma 3 c.p.p.) per presunta omissione nel non concedere il rinvio dell'udienza richiesto il 12/04/2021, lamenta vizio di motivazione per la mancata acquisizione della relazione dell'UEPE e sostiene di star regolarizzando la propria posizione lavorativa.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso come infondato e condanna il ricorrente alle spese processuali. La decisione del Tribunale di sorveglianza è stata ritenuta adeguatamente motivata: dalle documentazioni (relazione del SER.D., informative delle Forze dell'ordine e profilo dei reati) emergono problemi di tossicodipendenza e ludopatia, una posizione sociale fragile e l'assenza di riferimenti stabili e di un percorso concreto di sostegno. Inoltre la pena residua superava il limite consentito per la detenzione domiciliare. Quanto alla richiesta di rinvio, il giudice non era obbligato a differire la decisione se gli elementi già prodotti risultavano sufficienti per escludere l'idoneità delle misure alternative; resta comunque la possibilità di riproporre una nuova istanza con elementi nuovi.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), artt. 47 e 48

    Le norme disciplinano le misure alternative alla detenzione (affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà); il Tribunale ha ritenuto che i requisiti soggettivi e di rischio non fossero soddisfatti alla luce della documentazione prodotta.

  • Art. 47-ter Ordinamento Penitenziario

    Regola la detenzione domiciliare: la Corte ha rilevato che la pena residua superava il limite temporale previsto per l'applicabilità di tale misura, rendendola inammissibile.

  • Art. 666, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma processuale relativa alla richiesta di rinvio/udienza: la Corte ha ritenuto che la mancata concessione del rinvio non configuri nullità quando gli elementi documentali disponibili siano già sufficienti per decidere.

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.

Massime di principio

  • Il giudice delle misure alternative non è obbligato a differire la decisione se la documentazione già acquisita appare sufficiente per valutare l'idoneità della misura richiesta.
  • Problematiche quali tossicodipendenza, ludopatia e precarietà dei legami familiari o sociali rappresentano elementi ostativi rilevanti ai fini della concessione di misure alternative alla detenzione.
  • La detenzione domiciliare è inammissibile quando la pena residua supera i limiti temporali previsti dalla normativa (art. 47-ter Ord. pen.).
  • La semplice richiesta di acquisizione di una relazione (es. UEPE) non determina automaticamente l'obbligo di rinvio: serve che l'ulteriore acquisizione possa ragionevolmente incidere sulla decisione.
  • La regolarizzazione lavorativa o il sostegno economico familiare possono essere valutati positivamente, ma risultano insufficienti se non accompagnati da un concreto percorso di recupero e stabilizzazione (es. cure per tossicodipendenza).
  • È sempre possibile riproporre una nuova istanza per misure alternative qualora emergano nuovi elementi significativi e documentati rispetto a quelli già valutati.

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