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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18192/2024 del 09/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per il reato continuato previsto dall'art. 7 d.l. n. 4 del 2019 (conv. in L. n. 26/2019) per omissioni nella compilazione delle autodichiarazioni finalizzate al conseguimento del reddito di cittadinanza: (1) mancata indicazione della qualità di socia accomandataria della BIG CENTER LINE s.a.s.; (2) mancata indicazione dei redditi derivanti dall'attività illecita del coniuge. In Cassazione si è contestata la rilevanza penale delle omissioni, la mancata concessione della sospensione condizionale e l'esclusione delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata "perché il fatto non sussiste". Ha ritenuto che: (1) l'omessa indicazione della qualifica di accomandataria non fosse funzionale ad ottenere un beneficio indebito, alla luce del principio delle Sezioni Unite secondo cui l'omessa o falsa indicazione integra il reato solo se funzionale a conseguire un beneficio non spettante o superiore a quello dovuto; la società risultava in concreto non operativa (concordato preventivo) e la casella "lavoratore autonomo/..." non era barrata, per cui l'omissione non aveva inciso sul diritto al beneficio; (2) quanto all'omissione riferita ai redditi del coniuge, la sentenza di primo grado aveva già escluso la responsabilità della CODA su quel punto e l'Accusa non aveva impugnato tale statuizione, perciò la Corte territoriale non poteva valorizzarla. Per questi motivi la condanna è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. 28 gennaio 2019, n. 4 (conv. in L. 28 marzo 2019, n. 26)

    art. 7 d.l. n. 4 del 2019 (convertito dalla L. n. 26 del 2019)

    Il reato si configura solo se le omissioni o le false indicazioni nell'autodichiarazione sono funzionali a ottenere un beneficio non spettante o spettante in misura maggiore rispetto a quella di legge; non è sufficiente una mera omissione formale non idonea a determinare un vantaggio indebito

  • Sezioni Unite, n. 49686 del 13/07/2023

    Sez. U, n. 49686 del 13/07/2023, Rv. 285435 - 01

    Principio richiamato: l'integrazione del reato previsto dall'art. 7 è subordinata alla funzionalità dell'omissione/false indicazioni al conseguimento di un indebito vantaggio; la Corte di Cassazione applica questo criterio al caso concreto, escludendo rilevanza penale per omissioni non funzionali

Massime di principio

  • Per integrare il reato previsto dall'art. 7 d.l. 4/2019 è necessario dimostrare che l'omissione o la falsa indicazione abbia effettivamente inciso sul diritto al beneficio: non è sufficiente una discrepanza formale quando la condizione di fatto non avrebbe comportato un vantaggio indebito
  • La valutazione della funzionalità dell'omissione richiede esame concreto della situazione aziendale o reddituale: una società formalmente esistente ma in concordato o non operativa può rendere irrilevante penalmente la mancata indicazione della carica sociale
  • Se un giudice di primo grado ha escluso una responsabilità su determinati profili e l'Accusa non impugna tale esclusione, la statuizione di primo grado permane e non può essere valorizzata dalla Corte territoriale
  • In presenza di insufficiente collegamento tra omissione e conseguimento di un indebito vantaggio, la Corte di Cassazione può annullare la condanna senza rinvio dichiarando che il fatto non sussiste
  • Le questioni relative a sospensione condizionale o attenuanti vanno valutate solo dopo l'accertamento della sussistenza del fatto: se il fatto non sussiste, le doglianze su misura della pena sono irrilevanti

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