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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35379/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Parolisi impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per la sua partecipazione all'associazione camorristica descritta nel capo A (art. 416-bis c.p.), contestando la sussistenza di prove dirette delle sue attività delittuose e la volontà di delinquere. Il difensore rilevava che le accuse si fondavano principalmente su dichiarazioni di collaboranti e conversazioni intercettate, senza elementi che lo colleghino a singole estorsioni, e che le condotte addebitate risalgono a 6-7 anni prima, riducendo le esigenze cautelari.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto attendibili e sufficientemente circostanziate le dichiarazioni di più collaboranti (tra cui Antonio Attanasio e Pasquale Cristiano), corroborate da conversazioni intercettate del 2017 che indicavano come Parolisi fosse consultato nelle decisioni estorsive e dirigente di altre persone dedite a estorsioni. Sulla base di tali elementi il Tribunale ha riconosciuto gravi indizi di stabile inserimento nell'organizzazione e ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, anche per il rischio di recidiva e per la presunzione di inadeguatezza delle misure alternative. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma è interpretata come titolo del reato per l'accusa di associazione camorristica; la Corte ha ritenuto che gli elementi probatori dimostrino la partecipazione stabile e l'inserimento dell'imputato nella struttura organizzativa.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Invocata in tema di adeguatezza delle misure cautelari: la Corte ha ritenuto, per presunzione basata sul profilo criminale, l'inadeguatezza di misure più lievi rispetto alla custodia in carcere.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 94 cod. proc. pen.

    Richiamata in ordine agli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 36958 del 27/05/2021 (Modaffari)

    Utilizzata come principio di riferimento per la possibile inferenza, sulla base di indizi e di elementi circostanziati, di uno stabile inserimento dell'imputato nella struttura associativa.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni di collaboranti con l'Autorità, se ritenute attendibili e corroborate da elementi autonomi (es. intercettazioni), possono costituire base sufficiente per gravi indizi di partecipazione ad associazione mafiosa.
  • L'assenza di prova di singole azioni delittuose attribuite direttamente all'imputato non esclude la sussistenza di partecipazione all'organizzazione quando emergano ruoli decisionali o di coordinamento documentati.
  • La temporalità delle condotte (anche se risalenti) non annulla automaticamente le esigenze cautelari: il giudice può ritenere sussistente il rischio di recidiva o la pericolosità sociale, giustificando la custodia cautelare.
  • Per impugnare con successo una custodia cautelare è necessario dimostrare manifesti vizi di motivazione o l'irrimediabile inconsistenza degli indizi, non il semplice dissenso sulla valutazione dei fatti.
  • La presunzione di inadeguatezza delle misure alternative può essere applicata quando il profilo criminale e l'organizzazione del reato fanno ritenere che misure meno afflittive non siano idonee a prevenire i rischi perseguiti dalla custodia cautelare.

Testo integrale

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