Cassazione Penale, Sentenza n. 19134/2022 del 13/05/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva confermato la condanna di Di Noia per usura (per le condotte successive al novembre 2005) e di Capogrosso per riciclaggio. Le censure vertono, tra l'altro, sul difetto di correlazione tra accusa e sentenza (per la qualificazione dell'adempimento in natura con materiali lapidei), sulla carente e contraddittoria valutazione della credibilità della persona offesa, sull'utilizzabilità di intercettazioni provenienti da altro procedimento, sulla negata acquisizione/escussione del consulente di parte e sulla metodologia di calcolo del tasso usurario (monetizzazione della dazione in natura, aggregazione delle tranche, imputazione dei pagamenti), oltre a questioni relative alla qualificazione del profitto per finalità di riciclaggio e alla determinazione del trattamento sanzionatorio.
La decisione
La Cassazione ha rigettato molte censure (tra cui quelle sulla correlazione formale tra capo di imputazione e sentenza, sulla valutazione della credibilità della persona offesa e sull'utilizzo delle intercettazioni, nella misura in cui la loro utilizzazione era compatibile con la disciplina allora vigente e con i criteri delle Sezioni Unite "Cavallo"). Tuttavia ha accolto due principi decisivi: (i) l'annullamento della sentenza perché la Corte di appello ha erroneamente applicato i parametri dell'usura "legale" alla fattispecie dell'usura "in concreto", procedendo a una illegittima monetizzazione della prestazione in natura e usando criteri non appropriati per valutare la sproporzione; (ii) l'annullamento per violazione del diritto al contraddittorio nella formazione della prova scientifica: la Corte d'appello aveva negato l'esame del consulente di parte nonostante la sua partecipazione alle operazioni peritali, limitando il confronto tecnico. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per un nuovo esame, che dovrà riallacciarsi alla natura «mista» del rapporto usuraio (distinguendo e valutando separatamente usura legale e usura in concreto) e rivalutare la posizione della Capogrosso alla luce delle determinazioni sul rapporto usuraio e sul meccanismo dissimulatorio contestato.
Norme richiamate
art. 522 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione al divieto di mutamento del fatto: la Cassazione ricorda che il confronto tra imputazione e sentenza richiede valutazione concreta e che non c'è violazione se l'imputato ha potuto difendersi sull'oggetto dell'imputazione.
art. 192 cod. proc. pen.
Richiamato con riguardo alle dichiarazioni dell'offeso: la Corte ribadisce che le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare la condanna purché sia fornita motivazione rigorosa sull'attendibilità soggettiva e intrinseca.
art. 270 cod. proc. pen.
Valutato con il principio tempus regit actum: l'utilizzabilità di intercettazioni disposte in altro procedimento va valutata con la disciplina vigente nel momento genetico e in quello di acquisizione; la Corte ha ritenuto legittimo l'uso ai sensi dell'interpretazione delle Sezioni Unite (Cavallo) applicabile al periodo rilevante.
art. 12 cod. proc. pen. e art. 266 cod. proc. pen.
Rilevanti per la nozione di connessione fra reati e per i limiti di ammissibilità dell'importazione di intercettazioni: la Corte ha ritenuto rispettati i limiti di connessione e pertinenza, dato che reati correlati erano oggetto delle indagini.
art. 230, 233, 468, 511 cod. proc. pen.
Interpretati alla luce del diritto al contraddittorio nella formazione della prova scientifica: la Suprema Corte afferma che il consulente di parte deve poter partecipare al conferimento dell'incarico, alle operazioni peritali e, se richiesto, essere escusso in contraddittorio, senza condizioni restrittive basate sull'eventuale 'acquiescenza' durante le operazioni.
art. 644 cod. pen.
Applicato alla distinzione fra usura "legale" e usura "in concreto": la Corte precisa che l'usura in concreto va valutata sulla sproporzione tra prestito e controprestazione in natura e non mediante impropria monetizzazione con i criteri dell'usura legale.
art. 648-bis cod. pen.
Rilevante nella disputa sul riciclaggio: la Corte dispone che, annullando l'accertamento sull'usura presupposto, deve essere riconsiderata anche la posizione (e l'eventuale confisca) con riferimento alla natura mista del rapporto usuraio e alla prova della provenienza illecita dei patrimoni.
art. 603 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione al vizio di motivazione sul rigetto delle indagini difensive e sulla necessità di motivare le decisioni sul non-acquisizione di elementi probatori richiesti dalla difesa.
art. 1193 e 1194 cod. civ.
Invocate in relazione alla imputazione dei pagamenti (interessi prima del capitale) e alla regola del frazionamento dell'adempimento: la Corte sottolinea la necessità di corretta individuazione temporale per il calcolo dei tassi.
art. 133 e art. 62-bis cod. pen.
Richiamati in ordine alla determinazione del trattamento sanzionatorio e alle circostanze attenuanti: la Corte richiede motivazione adeguata per il diniego delle attenuanti generiche e per la quantificazione della pena.
Massime di principio
- Distinguere nettamente usura "legale" (valutata con il confronto ai tassi soglia e alla monetizzazione degli interessi) dall'usura "in concreto" (valutata sulla sproporzione fra prestito in denaro e controprestazione in natura): non è ammesso trasferire automaticamente i parametri dell'una all'altra.
- La monetizzazione di una prestazione in natura per trasformarla in "interessi" richiede criteri e giustificazioni adeguate; in mancanza, la verifica della sproporzione va svolta con parametri specifici per l'usura in concreto.
- Il diritto al contraddittorio nella formazione della prova scientifica è ampio: i consulenti di parte devono poter partecipare all'incarico e alle operazioni peritali e, se richiesto, essere escussi in contraddittorio anche se non hanno manifestato opposizione formale durante le operazioni extraprocessuali.
- Le dichiarazioni della persona offesa possono essere decisive ma richiedono una motivazione rigorosa sull'attendibilità soggettiva e intrinseca; il giudice di merito ha ampio margine di valutazione, sindacabile in Cassazione solo per manifesta contraddizione.
- L'utilizzo di intercettazioni provenienti da altro procedimento va valutato secondo la disciplina vigente nei due momenti (genetico e di acquisizione) e secondo i criteri di connessione indicati dalle Sezioni Unite (Cavallo); la loro rilevanza può essere anche soltanto di conferma estrinseca.
- Se la sentenza sul reato presupposto (es. usura) viene annullata per vizi rilevanti, le misure e le condanne accessorie (es. riciclaggio, confisca allargata) fondate su quell'accertamento devono essere riconsiderate in sede di rinvio.
- Nelle contestazioni relative al calcolo del tasso usuraio è fondamentale la precisa determinazione del dies a quo e dies ad quem, l'individuazione del capitale effettivamente esposto e la corretta imputazione dei pagamenti (interessi vs capitale) per ciascun segmento rilevante.
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