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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 08573/2026 del 04/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva applicato nei suoi confronti la misura interdittiva (divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa e di ricoprire incarichi direttivi) per presunti reati connessi al cd. bonus facciate, in particolare per la contestata truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.). Il ricorrente deduceva l'insussistenza dei gravi indizi: sostenne che l'iniziativa dei lavori era stata dei condomìni, che i pagamenti utili per la detrazione erano stati effettuati entro il termine del 31/12/2021 e che la presunta esigenza dell'attestazione dell'avvio dei lavori deriverebbe solo da una circolare dell'Agenzia delle Entrate non vincolante, non dalla legge.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia motivato adeguatamente la sussistenza dei gravi indizi in relazione all'art. 640-bis, evidenziando che gli indagati avevano prodotto un visto di conformità contenente dichiarazioni ideologicamente false sull'avvio dei lavori, con ciò traendo in inganno l'amministrazione finanziaria e ottenendo il beneficio (sconto in fattura e cedibilità del credito). La Corte ha anche precisato i limiti del sindacato di legittimità sulle misure cautelari personali (impossibilità di riesaminare i fatti salvo violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione) e ha escluso l'attenuazione delle responsabilità per le argomentazioni difensive relative alla normativa o alla condotta dei committenti. Conseguentemente è stata confermata la decisione impugnata e disposte le conseguenze previste dall'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    Rilevata la configurabilità della truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche: il falso contenuto nel visto di conformità relativo all'avvio dei lavori ha tratto in inganno l'amministrazione finanziaria inducendola a consentire lo sconto in fattura e la cessione del credito

  • art. 121 d.l. 19 maggio 2020 n. 34 (come modificato dal d.l. 11 novembre 2021 n. 157, comma 1-ter)

    Normativa anti-frode che ha introdotto l'obbligo, per l'opzione dello sconto in fattura/cessione del credito, del visto di conformità e di una asseverazione tecnica; la Corte ha ritenuto che tali disposizioni legittimano l'esigenza documentale richiamata dai giudici di merito

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 16/E del 29/11/2021

    Pur non essendo fonte di diritto vincolante, la circolare ha fornito l'interpretazione operativa adottata dall'amministrazione; la Corte ha ritenuto congrua e condivisibile l'interpretazione seguita dai giudici di merito, e ha sottolineato che gli indagati si erano uniformati a tale prassi quando hanno dichiarato l'avvio dei lavori

  • art. 609, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare la cognizione della Corte: il ricorso non attribuisce alla Corte di cassazione la cognizione sui reati tributari e di autoriciclaggio indicati nei capi non impugnati

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiede che i motivi di ricorso siano esposti nei limiti strettamente necessari; la Corte osserva che la difesa ha articolato i motivi nei limiti richiesti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato per le conseguenze processuali connesse al rigetto del ricorso (effetti previsti dalla norma in tema di impugnazioni)

  • art. 1 comma 219 legge n. 160/2019 (bonus facciate)

    Norma che disciplina il bonus facciate; la Corte ha rilevato come, nel caso concreto, l'opzione per lo sconto in fattura fosse strumentale e determinante per l'effettivo beneficio fiscale ottenuto

  • artt. 110, 61 n. 2, 81, 648 ter.1 c.p. e art. 8 D. Lgs. 74/2000

    Norme menzionate nel provvedimento di gravame e nei capi di imputazione; richiamate in relazione alla pluralità dei reati contestati e al quadro complessivo delle condotte

Massime di principio

  • La produzione di attestazioni false (visto di conformità o asseverazioni) all'amministrazione finanziaria può integrare il reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indipendentemente dal rapporto civilistico con i committenti: rileva l'inganno dell'ente erogatore
  • Le circolari dell'Agenzia delle Entrate, sebbene non vincolanti, assumono rilievo pratico: chi si uniforma a tali indicazioni e dichiara fatti conformi a esse può essere ritenuto responsabile se tali dichiarazioni sono false e hanno indotto l'amministrazione a concedere il beneficio
  • In sede di cassazione contro provvedimenti cautelari personali il sindacato è limitato: è possibile ottenere annullamento solo per violazioni di norme o manifesta illogicità della motivazione, non per una diversa riconsiderazione dei fatti già valutati dal giudice di merito
  • L'esistenza di pagamenti o documentazione contabile che mostrino uscite entro termini di legge non esclude automaticamente la responsabilità penale se il meccanismo utilizzato (es. sconto in fattura/cessione) è stato ottenuto attraverso attestazioni mendaci che hanno amplificato il beneficio fiscale
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe mirare a dimostrare l'assenza materiale della falsa attestazione, la mancata rilevanza causale della presunta falsità ai fini dell'ottenimento del beneficio, oppure violazioni formali e sostanziali di diritto che configurino manifesta illogicità nella decisione di merito

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