Cassazione Penale, Sentenza n. 26192/2022 del 07/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna la sentenza di condanna per furto pluriaggravato deducendo errore di applicazione della legge penale e vizi di motivazione: sostiene che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato come tentativo e non come furto consumato, poiché l'intera azione si sarebbe svolta sotto costante osservazione del personale di sorveglianza dell'esercizio commerciale, e che l'essere stata fermata dopo le casse non sarebbe rilevante ai fini della consumazione
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come furto consumato: pur richiamando il principio delle Sezioni Unite secondo cui il superamento delle casse non è di per sé decisivo, ha ritenuto che nel caso concreto il vigilante abbia temporaneamente interrotto il controllo entrando nel camerino, consentendo così all'imputata di conseguire una piena e autonoma disponibilità della refurtiva e di allontanarsi dall'esercizio senza pagare. Ne è conseguito che la consumazione si è perfezionata anche se la disponibilità è stata di breve durata. Il ricorso è quindi respinto e la condanna confermata (con la conseguente condanna al pagamento delle spese, come indicato nel provvedimento)
Norme richiamate
Sezioni Unite, Sentenza
Sez. U, n. 52117 del 17/07/2014, Pg in proc. Prevete e altro, Rv. 261186
La Suprema Corte a Sezioni Unite ha stabilito che, nel furto commesso in un supermercato, non rileva di per sé il superamento delle casse; ciò che conta è se il monitoraggio e l'intervento difensivo (automatico o umano) abbiano impedito il conseguimento da parte dell'agente dell'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva. Se l'intervento impedisce l'acquisizione di tale disponibilità, si configura il tentativo; se invece l'agente consegue tale disponibilità anche brevemente, il furto è consumato
Massime di principio
- Il superamento delle casse non è in sé determinante per qualificare il furto come consumato: occorre valutare se il soggetto abbia raggiunto l'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva
- Decisivo è il comportamento del controllo (vigilanza o apparati di rilevazione): un intervento immediato che impedisca l'acquisizione della disponibilità configura tentativo; una temporanea interruzione del controllo che consenta l'impossessamento anche breve configura consumazione
- La durata breve della disponibilità non esclude la consumazione se l'agente ha acquisito il possesso autonomo ed effettivo dei beni
- La ricostruzione cronologica e probatoria degli interventi di sorveglianza è cruciale: giudici devono motivare chiaramente se e quando il controllo ha consentito o impedito l'acquisizione della disponibilità
- In situazioni simili, per sostenere la qualificazione come tentativo l'imputato dovrà dimostrare che il controllo ha effettivamente impedito l'autonoma disponibilità; per sostenere la consumazione l'accusa dovrà dimostrare che tale disponibilità è stata comunque raggiunta
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