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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 35442/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'Agenzia impugna la sentenza della CTR che aveva accolto il ricorso di Socotherm contro il provvedimento di diniego dell'istanza d'interpello disapplicativo ex art. 167, comma 5, TUIR (regime CFC) relativo alla partecipazione in PPSC Industrial Holding SDN BHD (Malesia). In cassazione l'Amministrazione deduce: (1) violazione e falsa applicazione dell'art. 19 d.lgs. 546/1992 sostenendo che il diniego dell'interpello non sarebbe autonomamente impugnabile; (2) in subordine, violazione e falsa applicazione degli artt. 167 e 168 TUIR e dell'art. 2697 c.c., nonché omesso esame di fatti decisivi (art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5), per avere la CTR ritenuto provato lo svolgimento di effettiva attività commerciale da parte della collegata in Malesia basandosi sulla documentazione prodotta da Socotherm senza adeguato vaglio critico e senza considerare le contestazioni dell'Amministrazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Ha confermato l'autonoma impugnabilità del provvedimento di diniego dell'interpello disapplicativo (allineandosi alla giurisprudenza consolidata) e ha dichiarato inammissibile il secondo motivo, rilevando che esso sostanzialmente chiedeva una rivalutazione in fatto delle prove (cosa non consentita in sede di legittimità) e non prospettava un vizio di diritto o l'omesso esame di fatti nel senso richiesto dall'art. 360, comma 1, n. 5. La Corte ha condannato l'Agenzia al pagamento delle spese di giudizio in favore della controricorrente (liquidate in euro 5.600 per compensi oltre rimborso spese).

Norme richiamate

  • art. 167, comma 5, TUIR (d.P.R. n. 917/1986)

    Disciplina del regime CFC: prevede l'imputazione al residente dei redditi prodotti da soggetti esteri partecipati salvo la disapplicazione quando la collegata svolga effettiva attività commerciale nello Stato estero e il reddito sia soggetto a tassazione non significativamente inferiore a quella italiana

  • art. 168, TUIR

    Norme correlate al regime CFC e alla determinazione del reddito delle partecipate estere, richiamate nella valutazione del caso concreto

  • art. 19, d.lgs. 546/1992

    «è idonea ad esprimere una pretesa tributaria che incide sulla situazione giuridica soggettiva di cui è titolare il contribuente e sulla sua condotta in ordine alla dichiarazione dei redditi, ravvisandosi, perciò, in capo al contribuente un interesse all'impugnazione ai sensi dell'art.100 cod. proc. civ.»

    Pur essendo l'elencazione degli atti impugnabili tassativa, la giurisprudenza ammette l'impugnazione del diniego d'interpello disapplicativo quando la risposta amministrativa esprime una pretesa tributaria idonea a incidere sulla posizione del contribuente

  • art. 360, primo comma, cod. proc. civ. (lett. n. 3, n. 4, n. 5)

    Criteri di ammissibilità per i motivi in cassazione: n.3 (violazione di norme di diritto), n.4 (motivazione contraddittoria o illogica), n.5 (omesso esame di fatti decisivi); la Corte ha ritenuto infondato il primo motivo dell'Agenzia e inammissibile il secondo perché chiedeva rivalutazione in fatto

  • art. 2697 c.c.

    Regola sulla distribuzione dell'onere della prova; richiamata dall'Amministrazione nella censura relativa alla valutazione probatoria della documentazione della collegata

  • art. 100, cod. proc. civ.

    Regola l'interesse ad impugnare; richiamata per sostenere l'interesse del contribuente a contestare il diniego d'interpello

  • d.m. 21 novembre 2001 (black list)

    Elenco dei Paesi considerati a fiscalità privilegiata: all'epoca la Malesia risultava inclusa nella black list, rilevante per l'applicazione del regime CFC e per la valutazione della tassazione estera

  • art. 37-bis, d.P.R. n. 600/1973 (richiamato per confronto giurisprudenziale)

    Norma sull'interpello antielusivo citata dalla giurisprudenza come riferimento per il principio dell'impugnabilità delle risposte amministrative in sede di interpello

Massime di principio

  • Il diniego di un interpello disapplicativo (anche in tema CFC) è autonomamente impugnabile davanti al giudice tributario quando la risposta amministrativa esprime una pretesa tributaria che incide sulla posizione del contribuente
  • In materia CFC il contribuente può ottenere la disapplicazione dimostrando che la partecipata estera svolge effettiva attività commerciale nello Stato estero e che il reddito è soggetto a tassazione non significativamente inferiore a quella italiana
  • In sede di Cassazione non è consentito richiedere una mera rivalutazione delle prove o delle risultanze di fatto decise dal giudice di merito: i motivi devono evidenziare vizi di diritto, contraddittorietà della motivazione o omesso esame di fatti nel senso tecnico-giuridico previsto dall'art. 360 c.p.c.
  • Chi impugna il diniego amministrativo deve curare sia la dimostrazione della sussistenza dei presupposti di diritto per la disapplicazione sia contestare specificamente eventuali vizi giuridici della valutazione probatoria del giudice di merito, perché censure meramente probatorie rischiano l'inammissibilità in cassazione
  • La presenza del Paese della collegata in una black list non esclude a priori la disapplicazione del regime CFC se il contribuente prova efficacemente attività economica reale e tassazione congrua

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