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Sentenza

Sentenza n. 12364/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del decreto del Ministero per l'Interno dell'8 agosto 2018, notificato in data 10 ottobre 2018, recante rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana -OMISSIS- - ricorso in riassunzione (Tar Piemonte rg -OMISSIS-, o.c. -OMISSIS-).

Giustizia amministrativa202308503

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto ministeriale di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana per precedenti penali risalenti

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto con cui il Ministero dell'Interno aveva respinto l'istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91 del 1992. Il diniego era fondato su tre precedenti penali, relativi a fatti risalenti al 2003 e al 2009, concernenti reati contro il patrimonio e commessi in concorso, per i quali era intervenuta la riabilitazione giuridica prima della presentazione dell'istanza. Il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990, il difetto di motivazione e il difetto di istruttoria, contestando che i precedenti fossero stati considerati automaticamente ostativi senza un'adeguata valutazione della loro risalenza, delle vicende processuali, del loro effettivo disvalore e della complessiva condotta di vita e integrazione sociale dello straniero. Il procedimento aveva incluso il preavviso di rigetto ai sensi dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, al quale il ricorrente aveva partecipato.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il decreto di diniego, salva la riedizione del potere amministrativo. Il giudice ha riconosciuto che l'Amministrazione dispone di un ampio potere discrezionale nel valutare la meritevolezza della domanda di cittadinanza e la compatibilità dell'ingresso nella comunità nazionale con i valori e gli interessi dello Stato. Tuttavia, tale discrezionalità impone una valutazione complessiva e concreta della personalità del richiedente, della sua integrazione sociale ed economica, della durata della permanenza, dei rapporti familiari e sociali e della condotta di vita. Gli elementi ostativi non possono essere considerati isolatamente né automaticamente. In particolare, quando i fatti penali siano molto risalenti e sia intervenuta la riabilitazione prima della domanda, l'Amministrazione deve esaminare le concrete modalità di commissione, le vicende processuali, il disvalore dei fatti e le loro eventuali implicazioni extra-penali, rapportandoli alla condotta successiva e complessiva dello straniero. Nel caso concreto, i precedenti risalivano a circa vent'anni prima ed erano stati seguiti da piena riabilitazione; il provvedimento non conteneva quindi un'istruttoria e una motivazione adeguate sulla loro persistente rilevanza ostativa. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione presuppone una valutazione discrezionale dell'Amministrazione circa la meritevolezza del richiedente e la compatibilità del suo ingresso nella comunità nazionale con l'interesse pubblico.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento di diniego deve essere adeguatamente motivato, soprattutto quando fondato su precedenti penali risalenti e seguiti da riabilitazione.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il preavviso di rigetto costituisce il sub-procedimento partecipativo applicato nella vicenda; il suo rituale espletamento non esonera l'Amministrazione dall'obbligo di una motivazione e di un'istruttoria adeguate.

  • artt. 444 e 445 c.p.p.

    Le sentenze di applicazione della pena indicate nel rapporto informativo costituiscono elementi da valutare nel quadro complessivo della condotta del richiedente, non fattori automaticamente ostativi.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è richiamata quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono richiamate a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nella valutazione discrezionale delle domande di concessione della cittadinanza italiana, l'Amministrazione deve bilanciare l'interesse del richiedente con l'interesse pubblico alla coesione della comunità nazionale, considerando complessivamente integrazione sociale ed economica, durata della permanenza, rapporti familiari e sociali e condotta di vita.
  • Precedenti penali risalenti non possono essere considerati automaticamente ostativi alla concessione della cittadinanza, ma devono essere valutati in concreto quanto alle modalità di commissione, alle vicende processuali, al disvalore dei fatti e alla loro persistente rilevanza rispetto alla condotta complessiva del richiedente.
  • La riabilitazione giuridica intervenuta prima della domanda di cittadinanza impedisce di attribuire ai precedenti penali un'efficacia automaticamente ostativa, pur non imponendo di ignorarli del tutto nell'ambito della valutazione discrezionale complessiva.
  • Quando i fatti penali siano risalenti e seguiti da riabilitazione, il diniego di cittadinanza è illegittimo se non espone un'istruttoria e una motivazione specifiche sulla rilevanza attuale dei fatti, anche sotto il profilo extra-penale e alla luce della successiva condotta di vita dello straniero.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaMotivazione del provvedimentoPartecipazione al procedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaLegittimo affidamento

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