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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24781/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (condannato)

La controversia

Un condannato aveva presentato al magistrato di sorveglianza di Livorno un'istanza ex art. 35-ter ord. pen. per ottenere il ristoro connesso a condizioni detentive asseritamente lesive. Il magistrato aveva dichiarato l'istanza inammissibile ritenendola meramente reiterativa di altra già decisa dal magistrato di sorveglianza di Potenza con riferimento al medesimo periodo di detenzione. Avverso tale provvedimento l'interessato proponeva ricorso per cassazione, deducendo un unico motivo: l'istanza non sarebbe stata meramente ripetitiva perché fondata su un fatto nuovo, costituito da nuove misurazioni, e comunque perché era stata chiesta la nomina di un perito. Il Procuratore generale concludeva per l'accoglimento.

La decisione

La Corte ha qualificato l'impugnazione non come ricorso per cassazione ma come reclamo, osservando che il provvedimento del magistrato di sorveglianza era stato adottato all'esito di un'udienza camerale partecipata e non de plano. Conseguentemente ha ritenuto applicabile la regola generale dell'art. 568, comma 5, c.p.p., secondo cui, quando la parte utilizza un mezzo di impugnazione diverso da quello corretto, il giudice deve verificare l'oggettiva impugnabilità del provvedimento e la volontà di impugnare, trasmettendo gli atti al giudice competente. La Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Firenze per la decisione del reclamo.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    norma posta a base dell'istanza del condannato relativa al ristoro per il pregiudizio sofferto in detenzione.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    richiamato per l'esposizione sintetica del motivo di ricorso.

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    la Corte richiama la regola per cui, se è utilizzato un mezzo di impugnazione diverso da quello prescritto, il giudice deve verificare impugnabilità oggettiva e volontà di impugnare e trasmettere gli atti al giudice competente.

Massime di principio

  • Quando il magistrato di sorveglianza decide all'esito di un'udienza camerale partecipata, il rimedio avverso il provvedimento non è il ricorso diretto per cassazione ma il reclamo al Tribunale di sorveglianza.
  • Il ricorso diretto per cassazione è ammesso solo se il provvedimento del magistrato di sorveglianza sia stato dichiarato inammissibile de plano.
  • Se la parte ha utilizzato un mezzo di impugnazione non corretto, il giudice deve privilegiare la conservazione dell'atto quando sia desumibile la volontà di impugnare e il provvedimento sia oggettivamente impugnabile, disponendo la trasmissione degli atti al giudice competente.
  • La mera erronea qualificazione del mezzo di gravame non comporta l'arresto dell'impugnazione quando sia possibile riqualificarla secondo il suo contenuto sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieLiberazione anticipataImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale

Testo integrale

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