Cassazione Penale, Sentenza n. 43969/2022 del 18/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Bari che, accogliendo l'istanza dell'indagato, aveva annullato la misura degli arresti domiciliari disposta dal GIP. Il ricorso censurava, in sintesi,: (i) la presunta errata interpretazione della compatibilità tra dolo eventuale e dolo specifico e la responsabilità dell'amministratore di diritto anche se mero prestanome; (ii) la carenza di motivazione sul rinvenimento della documentazione contabile e sui collegamenti probatori che avrebbero dimostrato la concreta disponibilità e la gestione da parte dei Giordano; (iii) l'esistenza di elementi indiziari consistenti nella nomina di De Giorgio come amministratore unico/socio unico di più società e nei bonifici per complessivi €950.036,91 riferiti a fatture inesistenti, che a giudizio del PM avrebbero dovuto sostenere la gravità indiziaria per i reati di associazione a delinquere, riciclaggio e reimpiego.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale del riesame aveva correttamente ritenuto insufficiente la gravità indiziaria in relazione alla responsabilità penale di De Giorgio: la mera veste formale di amministratore non prova di per sé la condivisione delle finalità elusive né la consapevolezza che la società sarebbe stata strumentalizzata per riciclaggio/autoriciclaggio. La Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui, per le fattispecie di riciclaggio (e di impiego di proventi illeciti), è necessario un "quid pluris" rispetto alla semplice evasione fiscale e devono emergere indici che rivelino il concorso morale del prestanome (consapevolezza/accettazione del rischio). Diversamente, per specifici reati tributari l'obbligo giuridico dell'amministratore di diritto (tenuta scritture, dichiarazioni fiscali) può portare a responsabilità anche per omesso impedimento, ma tale principio non si estende automaticamente a tutte le fattispecie penali. Nel caso concreto mancavano elementi concreti sui rapporti tra De Giorgio e gli amministratori di fatto (Giordano) e sulle modalità di acquisizione della documentazione; pertanto non era provata la responsabilità a titolo di dolo generico o eventuale.
Norme richiamate
d.lgs. n. 74/2000
artt. 5, 8 e 10 d.lgs. n. 74/2000
Le norme sui delitti tributari richiedono il dolo specifico; in capo all'amministratore di diritto, il dolo può essere desunto dal complesso dei rapporti con l'amministratore di fatto e dalla macroscopica illegalità dell'attività se emerge la consapevolezza dell'illiceità
codice penale
Articolo sul riciclaggio: le condotte di riciclaggio costituiscono un "quid pluris" rispetto alla mera evasione fiscale e richiedono prova di operazioni mirate a sostituire i proventi illeciti
codice penale
Norma sull'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (autoriciclaggio): richiede elementi che dimostrino l'impiego deliberato di proventi illeciti tramite la società
codice penale
art. 40, secondo comma, c.p.
La clausola dell'omesso impedimento opera solo se esiste un obbligo giuridico a impedire l'evento; non è possibile estendere genericamente tale obbligo all'amministratore di diritto per ogni reato societario senza specifico riferimento normativo
codice penale
Principi generali sul concorso di persone applicabili per accertare la responsabilità dell'amministratore di diritto quando sussistano indici di concorso morale
Giurisprudenza
Sez. 3, n. 2570 del 28/09/2018, Rv. 275830-01
Orientamento che ammette la desumibilità del dolo specifico dell'amministratore di diritto dal complesso dei rapporti con l'amministratore di fatto, soprattutto se l'attività è macroscopicamente illegale e nota al prestanome
Giurisprudenza
Sez. 2, n. 8632 del 22/12/2020, Rv. 280723-01
Principio secondo cui l'amministratore di fatto è autore principale del reato di omessa presentazione della dichiarazione mentre l'amministratore di diritto può rispondere a titolo di concorso per omesso impedimento solo se ricorre l'elemento soggettivo richiesto dalla norma
Massime di principio
- La nomina a amministratore di diritto (prestanome) non prova automaticamente la responsabilità penale per reati commessi da amministratori di fatto: occorrono indizi specifici di consapevolezza o accettazione del rischio delle condotte illecite.
- Per i reati tributari l'onere giuridico dell'amministratore di diritto (tenuta scritture, dichiarazioni, pagamento imposte) facilita l'attribuzione di responsabilità, mentre per riciclaggio/impiego di proventi illeciti servono elementi probatori del "quid pluris" (operazioni finalizzate alla sostituzione dei proventi illeciti).
- La responsabilità per concorso richiede prove sui rapporti concreti tra amministratore formale e amministratori di fatto (es. possesso della documentazione, accesso a codici bancari, partecipazione decisionale, benefici diretti).
- Il PM deve articolare in motivazione il nesso logico tra prove concrete e l'attribuzione dell'elemento soggettivo (dolo specifico o dolo eventuale); la mera ricostruzione giurisprudenziale senza dati fattuali sui rapporti e sulle modalità di gestione non è sufficiente.
- Per chi accetta incarichi di amministratore è consigliabile mantenere documentazione che dimostri l'assenza di poteri effettivi (declinazione di funzioni operative, lettere di nomina, dichiarazioni formali) e, se possibile, non accettare incarichi senza effettivo controllo o conoscenza delle attività societarie.
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