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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11950/2023 del 21/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello di Palermo del 13/04/2021 contestando la qualificazione del fatto come appropriazione indebita ai sensi dell'art. 646 c.p. Sosteneva che, nel caso di bonifico bancario effettuato per errore sul suo conto, mancasse l'interversione del possesso, in quanto la somma sarebbe entrata nel suo patrimonio ma la mancata restituzione configurerebbe solo un inadempimento di natura civilistica e non un delitto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la doglianza e ha confermato il principio secondo cui, ai fini dell'art. 646 c.p., non è necessario un rapporto giuridico preliminare tra le parti: è sufficiente che il soggetto abbia il possesso del denaro a qualsiasi titolo e che agisca con coscienza e volontà di appropriarsene sapendo di non averne diritto. Nel caso concreto il ricorrente ha trattenuto somme ricevute senza titolo e, come emerso dalle sentenze di merito, era intervenuta comunicazione da parte del datore di lavoro che gli chiedeva la restituzione; pertanto sussistevano gli elementi materiale e psicologico del reato. Conseguentemente la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila a titolo di riparazione in favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    riferimento alla locuzione relativa al "denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia a qualsiasi titolo il possesso"

    La norma è interpretata nel senso che il possesso del bene anche 'a qualsiasi titolo' è sufficiente a configurare l'appropriazione indebita se il soggetto agisce con coscienza e volontà di appropriarsi del bene sapendo di non averne diritto; non è necessario un rapporto giuridico di detenzione nell'interesse di terzi.

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato per disporre la condanna al pagamento di una somma a favore della cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 2, n. 27023 del 27/03/2012 (Schembri)

    Rv. 253411 - 01 (citata nella motivazione)

    Precedente richiamato per affermare che ai fini della configurabilità del reato e' sufficiente la coscienza e volontà di appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui posseduta a qualsiasi titolo, sapendo di agire senza averne diritto e mirando a trarre un'utilità illecita.

  • Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata come riferimento giurisprudenziale in tema di valutazione dei profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e nella irrogazione delle somme a titolo di ammenda ex art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • Il ricevimento per errore di una somma tramite bonifico non esclude a priori il reato di appropriazione indebita: rileva il possesso 'a qualsiasi titolo' e la volontà cosciente di appropriarsi del denaro sapendo di non averne diritto.
  • Per escludere il reato e ricondurre il caso a mera responsabilità civile è cruciale dimostrare l'assenza dell'elemento soggettivo: ad esempio restituzione tempestiva, assenza di comportamento volto a trattenere o utilizzare il denaro, o comprovata impossibilità di conoscere l'errore.
  • Elementi probatori importanti sono le comunicazioni tra le parti (richieste di restituzione), l'utilizzo delle somme, la durata della trattenuta e il comportamento del beneficiario dopo la segnalazione dell'errore.
  • In sede di ricorso per cassazione una deduzione manifestamente infondata può determinare l'inammissibilità del ricorso e l'imposizione di spese e somme a titolo di ammenda ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • La formula normativa 'possesso a qualsiasi titolo' deve essere intesa in senso ampio: non richiede un rapporto giuridico formale di detenzione nell'interesse di terzi per configurare il reato, bensì la consapevolezza del destinatario di essere privo di titolo e la volontà di appropriarsi.

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