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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12388/2025 del 31/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare e aveva rigettato le istanze di affidamento in prova al servizio sociale e di semilibertà. Il ricorrente sosteneva di avere già espunto la parte di pena riferibile al reato di lesione personale, invocava l'assenza di collegamenti con la criminalità organizzata e riteneva che l'art. 47-ter, comma 1-bis, non precludesse in modo assoluto la detenzione domiciliare; denunciava altresì vizio di motivazione e contestava il mancato riconoscimento delle misure alternative nonostante progressi trattamentali e disponibilità lavorativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che, ai fini dell'inammissibilità della detenzione domiciliare, rileva la condanna irrevocabile per un reato ricompreso nel catalogo di cui all'art. 4-bis Ord. pen. (in specie la rapina aggravata), e non è rilevante l'avvenuta espiazione della parte di pena relativa ad altro reato né l'assenza di collegamenti con la criminalità organizzata. Ha richiamato la giurisprudenza consolidata e dichiarato che la preclusione prevista dall'art. 47-ter, comma 1-bis, rinvia al mero elenco dei reati di cui all'art. 4-bis, non al contenuto delle sue condizioni. La Corte ha inoltre ritenuto legittima la valutazione discrezionale del Tribunale di sorveglianza, che aveva valorizzato la persistente tossicodipendenza del ricorrente e la necessità di un più prudente riscontro della saldezza del proposito di emenda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    L'art. 4-bis contiene il catalogo dei reati la cui commissione comporta preclusioni rispetto a specifici benefici penitenziari; la Corte interpreta la richiamata preclusione come riferita al solo elenco dei reati e non alle condizioni materiali ivi previste.

  • ordinamento penitenziario

    La disposizione preclude l'accesso alla detenzione domiciliare generica per i condannati per i reati elencati in art. 4-bis; la Corte ritiene che il rinvio sia al catalogo di reati e non alla disciplina sostanziale di 4-bis, quindi la preclusione è applicabile anche in assenza di collegamenti con la criminalità organizzata.

  • ordinamento penitenziario

    Richiamati come norme quadro sulle misure alternative; la Corte sottolinea che le diverse misure hanno presupposti autonomi e non sono comparabili secondo una scala univoca di severità.

  • decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162, conv. dalla legge 30 dicembre 2022, n. 199

    La Corte afferma che le modifiche normative non mutano la lettura secondo cui l'art. 47-ter rinvia all'elenco di reati di art. 4-bis; le ulteriori disposizioni che escludono soggetti per specifici benefici avrebbero poco senso se il rinvio fosse al contenuto delle condizioni di 4-bis anziché al mero catalogo.

  • Codice di procedura penale

    Norma richiamata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • Corte costituzionale

    Richiamata per l'affermazione che la preclusione è parte di un quadro complessivo che valorizza le differenze tra le varie misure esecutive e che l'affidamento può, in taluni casi, fronteggiare la pericolosità anche per reati compresi in art. 4-bis.

  • Giurisprudenza della Cassazione

    Sez. 1, n. 13751 del 18/12/2019 (Buscia); Sez. 1, n. 20145 del 27/04/2011 (Barbato); Sez. 1, n. 44572 del 09/12/2010 (Allegra); Sez. 1, n. 16321 del 10/01/2024 (Sinatra)

    Costante orientamento secondo cui l'art. 47-ter, comma 1-bis, rinvia al catalogo di reati di art. 4-bis e che la presenza di una condanna irrevocabile per tali reati impedisce la concessione della detenzione domiciliare generica, indipendentemente da collaborazione o assenza di legami mafiosi.

Massime di principio

  • L'art. 47-ter, comma 1-bis, Ord. pen. preclude l'accesso alla detenzione domiciliare generica per il condannato che abbia una condanna irrevocabile per un reato ricompreso nell'elenco di cui all'art. 4-bis; la valutazione non dipende dall'esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o dalla collaborazione con la giustizia.
  • La preclusione è riferita al mero elenco di reati previsto dall'art. 4-bis e non al complesso delle condizioni sostanziali di quella norma; pertanto la sussistenza del reato catalogato è, di per sé, ostativa rispetto alla detenzione domiciliare generica.
  • Le misure alternative (detenzione domiciliare, affidamento in prova, semilibertà, lavoro esterno, permessi premio) hanno presupposti distinti e non sono automaticamente collocabili su una scala di gravità; l'accesso a una misura più favorevole non rende obbligatoria la concessione di un'altra.
  • La discrezionalità del giudice di sorveglianza nella valutazione delle misure alternative è ampia ma soggetta ai limiti di legge; la motivazione può essere concisa se è comunque congrua e indica le ragioni della valutazione, specialmente quando emergono elementi concreti di pericolosità (es. tossicodipendenza persistente).
  • La persistente tossicodipendenza o l'assenza di un percorso terapeutico ritenuto affidabile e stabile possono giustificare il diniego delle misure alternative anche in presenza di progressi trattamentali e di disponibilità lavorativa.
  • Dopo le riforme normative recenti, la giurisprudenza di legittimità conferma la lettura restrittiva circa il rinvio al catalogo di reati; chi si trovi in posizione analoga deve dimostrare errori di diritto o vizio motivazionale rilevante per ottenere il riesame favorevole.

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