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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13550/2024 del 03/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la responsabilità di De Tomasi per il capo 26 (usura) rideterminando la pena e dichiarando estinti per prescrizione altri capi; le censure principali del ricorrente riguardavano: insufficiente e contraddittoria motivazione e travisamento della prova (soprattutto circa la consegna dell'assegno e la pattuizione degli interessi con la persona offesa Iecher), omessa risposta a deduzioni difensive, violazione del principio "oltre ogni ragionevole dubbio", mancata prevalenza delle attenuanti generiche sull'aggravante e illegittimità della confisca disposta (contestata come "per sproporzione" e come estensione ai proventi dell'esercizio abusivo del credito non ricompreso tra i reati ricorrenti per la confisca per sproporzione), nonché violazione del diritto al contraddittorio rispetto alla confisca.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi, nel resto, inammissibili perché articolati su doglianze manifestamente infondate o non sindacabili in sede di legittimità (confermando la valutazione probatoria conforme dei giudici di merito e la condanna sul capo 26). Tuttavia ha accolto parzialmente il motivo relativo alla confisca: la sentenza è stata annullata limitatamente alla misura ablativa (confisca) e rinviata ad altra Sezione della Corte d'appello di Roma affinché chiarisca il titolo giuridico della confisca (se fondata sul profitto del reato di usura o su altra fattispecie) e consenta alla difesa di svolgere il contraddittorio su quel punto. Sul resto la sentenza d'appello è confermata (condanna e determinazione della pena così come riformulate in appello).

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Limita il sindacato della Cassazione alle censure per mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione; la Corte ha rigettato le doglianze che in realtà chiedevano una rivalutazione dei fatti o della persuasività delle prove.

  • art. 192, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'attendibilità dei testimoni: la Corte osserva che l'eventuale violazione delle regole sulla valutazione delle dichiarazioni non è di per sé deducibile in cassazione se non nella misura in cui emergano mancanze o contraddizioni manifeste nella motivazione.

  • art. 644, cod. pen.

    Norma che sanziona l'usura; applicata dalla Corte in quanto il reato si considera consumato anche con la sola pattuizione dell'interesse (cd. schema duplice), quindi la promessa di interesse può integrare il reato anche se non vi è stata corresponsione effettiva.

  • art. 240-bis, cod. pen.

    Disciplina la confisca "per sproporzione" in relazione a specifici reati cd. "spia"; la Corte ha ritenuto che la confisca per sproporzione vada motivata sulla base delle fattispecie indicate e che non può essere automaticamente estesa a profitti di reati non ricompresi.

  • art. 132, D.Lgs. 385/1993 (TUB)

    Richiamato nella discussione come norma relativa all'esercizio abusivo del credito; la Corte ha precisato che tale fattispecie non rientra tra i reati "spia" contemplati dall'art. 240-bis e quindi non può, di per sé, giustificare la confisca per sproporzione prevista da tale norma.

  • art. 12-sexies, D.L. 306/92 (come richiamato dal Tribunale)

    Norma citata dal Tribunale nell'ambito della confisca per sproporzione: utilizzata come riferimento normativo per la confisca nei reati economici, ma la Corte di cassazione ha ritenuto necessaria verifica del corretto titolo giuridico della confisca rispetto ai reati accertati.

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile ottenere la riconsiderazione dei fatti o una diversa valutazione della credibilità dei testimoni se la motivazione di merito è congrua: il sindacato è limitato a vizi di motivazione evidenti (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà).
  • Le dichiarazioni della persona offesa, se adeguatamente motivate e non contraddette da elementi decisivi, possono da sole fondare una condanna per usura purché sia valutata la loro attendibilità con argomentazione plausibile.
  • Il reato di usura può configurarsi anche con la sola pattuizione di interessi (schema duplice): non è necessario che gli interessi siano effettivamente corrisposti perché l'elemento materiale si consideri integrato in alcuni casi previsti dalla giurisprudenza.
  • La confisca "per sproporzione" ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. richiede che il reato che legittima quella misura sia fra quelli espressamente indicati; non è ammesso estendere la confisca a proventi di reati non compresi senza chiara motivazione giuridica.
  • Se la Corte di merito dispone una confisca non adottata in primo grado e ciò incide sulla posizione dell'imputato senza che la difesa abbia potuto controbattere, la misura può essere annullata per violazione del contraddittorio e rinviata per consentire il diritto di difesa.
  • Le censure sulla mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti sono sindacabili in Cassazione solo se emerge un ragionamento manifestamente arbitrario o illogico; altrimenti rientrano nella valutazione di merito.

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