Sentenza del 29/12/2016 n. 9752 - Comm. Trib. Prov. Milano
FRODI IVA - Operazioni soggettivamente inesistenti - Onere della prova - Ripartizione - Contenuto - Effettività delle operazioni - Consapevolezza della frode.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
L’Ufficio aveva contestato la detraibilità dell’IVA sostenendo, in sostanza, che il fornitore fosse coinvolto in operazioni soggettivamente inesistenti e in una frode carosello. La contestazione si basava però esclusivamente sul fatto che la società fornitrice risultava coinvolta nella frode, senza dimostrare che l’acquirente fosse consapevole dell’illecito o avesse partecipato all’accordo simulatorio. Le operazioni erano invece effettive: i beni erano stati realmente acquistati e successivamente ceduti al dettaglio. Inoltre, l’acquirente aveva adottato le normali cautele per verificare l’esistenza e l’operatività commerciale del fornitore.
La decisione
La pretesa fiscale è stata ritenuta infondata. La partecipazione del fornitore a una frode IVA non è sufficiente, da sola, a negare all’acquirente il diritto alla detrazione. Quando le operazioni sono effettive, la detrazione può essere negata solo se l’Amministrazione dimostra che l’acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un’operazione fraudolenta, oppure che aveva consapevolmente aderito all’accordo simulatorio. Nel caso esaminato, tale prova non è stata fornita e l’IVA è stata considerata pienamente detraibile.
Norme richiamate
Principio di neutralità dell’IVA e diritto alla detrazione
Il diritto alla detrazione non può essere negato automaticamente a un soggetto passivo per il solo fatto che un fornitore abbia commesso irregolarità o partecipato a una frode. È necessario dimostrare il coinvolgimento o la consapevolezza del cessionario.
Disciplina delle operazioni soggettivamente inesistenti
Anche se il soggetto indicato in fattura non coincide con l’effettivo partecipante alla catena commerciale, l’IVA può restare detraibile quando la cessione è realmente avvenuta e non è provato che l’acquirente fosse consapevole della frode.
Regole sull’onere della prova in materia di frodi IVA
L’Amministrazione finanziaria deve fornire elementi oggettivi e specifici idonei a dimostrare la conoscenza o conoscibilità della frode da parte dell’acquirente. Una presunzione basata soltanto sull’irregolarità del fornitore non è sufficiente. Il contribuente può contrastare la contestazione dimostrando l’effettività delle operazioni e l’adozione di ordinarie verifiche commerciali.
Massime di principio
- Il coinvolgimento di un fornitore in una frode carosello non comporta automaticamente la perdita della detrazione IVA da parte del cliente.
- Per negare la detrazione, l’Amministrazione deve dimostrare con elementi concreti che il cliente conosceva, o avrebbe dovuto conoscere usando l’ordinaria diligenza, la frode nella catena commerciale.
- La prova dell’effettività delle operazioni, come la disponibilità dei beni e la loro successiva rivendita, è un elemento rilevante a favore del contribuente.
- È opportuno conservare documentazione sulle verifiche svolte sul fornitore, sui contratti, sui pagamenti, sulla logistica e sulla successiva movimentazione o vendita dei beni.
- La mera regolarità formale delle fatture non è sempre sufficiente, ma neppure le sole anomalie del fornitore bastano a provare la consapevole partecipazione dell’acquirente alla frode.
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