Sentenza del 27/05/2015 n. 10897 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
I contribuenti hanno impugnato gli avvisi di accertamento IRPEF relativi al 1997, con i quali era stato rettificato il reddito da partecipazione conseguente alla rettifica del reddito della società, derivante dalla deduzione di costi relativi a operazioni parzialmente inesistenti e sovrafatturazioni per spazi pubblicitari. Hanno contestato, in particolare, l'esistenza delle sovrafatturazioni per il 1997, l'errata valutazione delle prove ai sensi degli artt. 115 e 116 c.p.c. e l'applicazione della presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, sostenendo che le somme non risultavano accreditate sui loro conti bancari.
La decisione
La Corte di cassazione ha riunito i quattro ricorsi per connessione e li ha rigettati integralmente. Ha ritenuto infondata la censura sulla motivazione, poiché la Commissione Tributaria Regionale aveva fondato l'accertamento su dichiarazioni di terzi e documenti informatici acquisiti nell'indagine penale. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché il quesito di diritto era generico e astratto, non riferito concretamente all'errore denunciato. Il terzo motivo è stato respinto perché, nelle società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, salvo prova contraria specifica, non fornita dai contribuenti. I ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento di 5.500 euro per compensi professionali, oltre alle eventuali spese prenotate a debito.
Norme richiamate
Art. 274 c.p.c.
I ricorsi possono essere riuniti per connessione oggettiva.
La Corte ha riunito i quattro ricorsi perché riguardavano controversie connesse, relative allo stesso accertamento societario e ai redditi dei soci.
Art. 360, n. 5, c.p.c.
Il vizio di motivazione è configurabile solo quando il ragionamento del giudice sia incompleto, incoerente o illogico; non consente di contestare semplicemente la diversa valutazione degli elementi di prova effettuata dal giudice di merito.
Artt. 115 e 116 c.p.c.
Il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove acquisite e valutarle secondo le regole applicabili, ma il motivo di ricorso deve indicare concretamente quale errore sia stato commesso. Un quesito generico e astratto non è sufficiente.
Art. 366-bis c.p.c.
Per le sentenze soggette alla sua applicazione, il quesito di diritto deve essere specifico, collegato alla fattispecie concreta e idoneo a evidenziare sia l'errore del giudice di merito sia la regola giuridica corretta.
Legge n. 289 del 2002
La definizione della posizione fiscale della società mediante condono non ha impedito, nel caso esaminato, l'accertamento dei redditi dei soci derivanti dalla presunta distribuzione di utili extracontabili.
Principio giurisprudenziale sulla ristretta base partecipativa
Nelle società di capitali con compagine sociale ristretta, l'accertamento di utili extracontabili consente di presumere la loro distribuzione ai soci. Il contribuente deve fornire una prova concreta che gli utili siano stati accantonati o reinvestiti dalla società; non bastano la perdita contabile o l'assenza di accrediti bancari personali.
Massime di principio
- Nelle società a ristretta base familiare o partecipativa, l'accertamento di maggiori utili extracontabili può fondare la presunzione della loro distribuzione ai soci.
- La presunzione può essere superata solo con una prova specifica e documentata dell'accantonamento o del reinvestimento degli utili nella società; la mera perdita di bilancio o l'assenza di versamenti sui conti dei soci non è normalmente sufficiente.
- Le dichiarazioni di terzi e i documenti informatici acquisiti in un procedimento penale possono costituire elementi probatori utilizzabili nel processo tributario, se valutati in modo coerente dal giudice.
- In cassazione non è possibile ottenere una nuova valutazione dei fatti o delle prove: occorre dimostrare un effettivo vizio logico della motivazione o una precisa violazione di legge.
- I quesiti o motivi di diritto devono essere specifici e riferiti alla concreta controversia; formulazioni meramente teoriche o generiche possono comportare l'inammissibilità del ricorso.
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