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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20375/2023 del 12/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della sentenza di responsabilità per il reato di furto aggravato dalla destrezza, deducendo vizi di motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza dell'aggravante della destrezza: sosteneva che l'azione fosse mera approfittamento di un momentaneo allontanamento/distrazione del proprietario e non condotta dotata di particolari abilità o astuzia idonea ad eludere la sorveglianza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nella parte in cui contestava la sussistenza dell'aggravante della destrezza, ritenendo il motivo aspecifico perché non ha affrontato compiutamente le plurime argomentazioni logiche della sentenza impugnata che attestavano l'azione concertata finalizzata a procurare la distrazione della persona offesa. La Corte ha richiamato la giurisprudenza sul concetto di destrezza (non è sufficiente il semplice approfittare di una disattenzione non provocata) e le Sezioni Unite sul regime di inammissibilità degli impugnativi e le relative conseguenze. Conseguentemente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la conseguenza processuale della inammissibilità del ricorso: condanna alle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende.

  • d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176, art. 23, comma 8

    Norma richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale nel procedimento di cassazione.

  • Sez. U., n. 34090 del 27/04/2017, Quarticelli (Rv. 270088 - 01)

    Giurisprudenza richiamata per definire la nozione di "destrezza" nel furto: è necessaria una condotta con particolari abilità, astuzia o avvedutezza idonea a sorprendere o eludere la vigilanza del detentore, non basta l'approfittare di una disattenzione non provocata.

  • Sez. U., n. 40150 del 21/06/2018, Salatino (Rv. 273551 - 01)

    Richiamata per il principio secondo cui un ricorso inammissibile non rende "pendente" il procedimento e per la distinzione tra cause di ontologica invalidità dell'impugnazione e altre forme di vizio, con conseguenze sulla possibilità di riaprire il processo.

  • Sez. U., n. 12602 del 17/12/2015, dep. 2016, Ricci (Rv. 266821 - 01)

    Citata come precedente sul regime di inammissibilità e sulla necessità che la parte attivi correttamente il rapporto processuale di impugnazione; il mancato rispetto delle regole di forma paralizza i poteri cognitivi del giudice di legittimità.

Massime di principio

  • Per l'aggravante della "destrezza" nel furto è necessario dimostrare una condotta attiva, prima o durante l'impossessamento, caratterizzata da abilità, astuzia o avvedutezza che abbia concretamente eluso o attenuato la sorveglianza del detentore; non è sufficiente il mero sfruttamento di una disattenzione non provocata.
  • In cassazione il motivo di ricorso deve essere specifico e confrontarsi puntualmente con le argomentazioni della sentenza impugnata: deduzioni generiche o aspecifiche determinano l'inammissibilità del ricorso.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta conseguenze processuali automatiche (condanna alle spese e, ove previsto, sanzione a favore della Cassa delle ammende) ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Quando la questione riguarda reati divenuti procedibili a querela, è necessario valutare con attenzione gli effetti dell'inammissibilità dell'impugnazione alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite; l'inammissibilità non equivale a mantenimento della pendency del procedimento di impugnazione.
  • Per difese future: raccogliere e documentare puntualmente elementi fattuali e logici che smentiscano la configurabilità della destrezza (ad es. assenza di condotte concertate, di manovre distraenti o di particolare abilità) e formulare censure precise e ben circostanziate in Cassazione per evitare il rigetto per aspecificità.

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