Cassazione Penale, Sentenza n. 5127/2022 del 14/02/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione articolando tre motivi: (1) vizio di motivazione e carenza probatoria sulla ritenuta finalità di cessione a terzi della cocaina sequestrata (contestando la riconducibilità tra la sostanza trovata addosso a Gianluca Fidente e quella dell'imputato); (2) violazione del divieto di reformatio in peius e dell'art. 597 cod. proc. pen., sostenendo che la Corte di appello, dopo la riqualificazione del reato (in una fattispecie meno grave), avrebbe comunque escluso attenuanti e applicato un trattamento peggiorativo nella determinazione della pena; (3) violazione degli artt. 29 e 32 cod. pen. perché la Corte territoriale ha confermato la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici nonostante la pena principale fosse al di sotto del limite previsto per tale sanzione accessoria.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso parzialmente fondato. Ha rigettato i primi due motivi: ha ritenuto sufficiente la motivazione complessiva (bilancino, modalità di confezionamento, corrispondenza di peso fra dose occultata e quella trovata addosso a Fidente) per confermare la destinazione a spaccio, e ha ricordato la giurisprudenza che consente al giudice d'appello, in caso di riqualificazione in favore dell'imputato, di riformulare il bilanciamento delle circostanze purché la pena finale non sia superiore a quella di primo grado. Ha invece accolto il terzo motivo: la Corte territoriale aveva omesso di valutare la censura sull'illegittimità della statuizione delle pene accessorie. Poiché la pena principale dopo tutte le diminuzioni è inferiore al minimo richiesto per l'interdizione perpetua, la Cassazione ha annullato senza rinvio la statuizione relativa all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e ha applicato direttamente, ex art. 29 c.p., l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per anni cinque. Il ricorso è stato rigettato nel resto.
Norme richiamate
D.P.R. 309/1990 (Testo Unico stupefacenti), art. 73, comma 5
art. 73, comma 5 D.P.R. 309/1990
Norma che sanziona la detenzione ai fini di spaccio: la Corte ha ritenuto provata la destinazione a cessione sulla base di indici tipici (confezionamento, pesi coincidenti, bilancino).
Codice di procedura penale, art. 597, comma 3
art. 597, comma 3 cod. proc. pen.
Riferimento al divieto di reformatio in peius: la Corte richiama la giurisprudenza che permette al giudice d'appello di riqualificare in melius e di ribilanciare le circostanze purché la pena finale non sia superiore a quella inflitta in primo grado.
Codice penale, art. 99, comma 4
art. 99, comma 4 cod. pen.
Norma citata in relazione all'incremento della pena per recidiva; la Corte valuta la correttezza dell'applicazione e il rapporto tra pena base e circostanze.
Codice penale, artt. 29 e 32
Art. 29 disciplina le pene accessorie (interdizione dai pubblici uffici): la Corte ha ritenuto che la statuizione di interdizione perpetua sia illegittima quando la pena principale effettiva è inferiore al limite previsto; pertanto ha sostituito l'interdizione perpetua con l'interdizione temporanea di 5 anni.
Decreto-legge 137/2020, art. 23, comma 8
art. 23, comma 8 d.l.137/2020
Richiamato in sede di requisitoria del Procuratore generale; atto procedurale citato nella fase di conclusioni come base per le richieste formulate in Cassazione.
Codice di procedura penale, art. 620, lett. l)
art. 620 lett. l) cod. proc. pen.
Consente alla Corte di cassazione di decidere nel merito senza rinvio quando non sono necessari accertamenti di fatto: utilizzato per annullare senza rinvio la statuizione delle pene accessorie e sostituirla direttamente.
Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. e)
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Richiamato in motivazione circa la verifica di adeguatezza del giudizio di comparazione operato dal giudice d'appello sui criteri di determinazione della pena.
Massime di principio
- In casi di detenzione di stupefacenti, la destinazione a spaccio può essere desunta da indici tipici (bilancino di precisione, modalità e materiali di confezionamento, coincidenza di peso e confezione tra dose trovata su un terzo e quella nell'abitazione): occorre valutare il quadro probatorio nel suo insieme.
- Il divieto di reformatio in peius non impedisce al giudice d'appello di riqualificare il reato in senso più favorevole e di rivedere il bilanciamento delle circostanze, purché la pena finale non risulti superiore a quella inflitta in primo grado; il giudice d'appello può mantenere una quantificazione della pena base non inferiore, a condizione che la sanzione complessiva non peggiori.
- Le pene accessorie (es. interdizione perpetua dai pubblici uffici) devono essere determinate sulla base della pena principale effettivamente definitiva dopo tutte le diminuzioni processuali: se la pena principale è inferiore al minimo previsto per l'accessorio, l'accessorio è illegittimo e deve essere escluso o sostituito con quello previsto per la fascia corretta.
- Se la Corte territoriale omette di rispondere a una specifica censura (es. sull'applicazione di una pena accessoria), la Cassazione può annullare la statuizione e, se non sono necessari accertamenti di fatto, decidere direttamente (art. 620 lett. l)).
- In appelli promossi dal solo imputato, il giudice d'appello deve comunque rispettare il divieto di peggioramento della posizione dell'imputato nella parte finale della pena complessiva; tuttavia, la rimodulazione delle componenti della pena (pena base vs. circostanze) è area di discrezionalità controllabile in sede di legittimità sotto il profilo della motivazione.
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