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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1087/2023 del 13/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava per cassazione la sentenza della Corte d'appello di Campobasso che, su appello del pubblico ministero, aveva riformato l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Isernia trasformandola in un proscioglimento ai sensi dell'art. 131-bis c.p. I motivi principali di censura erano: (1) violazione dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p. e dell'art. 6 CEDU per omessa rinnovazione della prova dichiarativa, posto che l'appello era fondato su diversa valutazione di dichiarazioni ritenute decisive in primo grado; (2) vizio di motivazione per mancato rispetto dell'onere di "motivazione rafforzata" del giudice d'appello che riformi una pronunzia liberatoria, con specifica mancanza di confutazione delle argomentazioni del giudice di primo grado e omissione nell'assumere nuovamente testimonianze e consulenze ritenute decisive.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che la trasformazione di un'assoluzione per "il fatto non sussiste" in un proscioglimento ex art. 131-bis c.p. costituisce un ribaltamento in peius dal punto di vista processuale e impone l'applicazione delle regole sulla rinnovazione della prova dichiarativa e sull'onere di motivazione rafforzata. In particolare la Corte ha stabilito che, trattandosi di riforma basata su nuova valutazione di dichiarazioni ritenute decisive, la Corte territoriale avrebbe dovuto disporre la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale ai sensi dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p., assumendo nuovamente le prove ritenute decisive (testimoni e consulenti) e fornire una motivazione approfondita che confutasse specificamente i più rilevanti argomenti della sentenza di primo grado. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello affinché proceda alla rinnovazione dell'istruttoria e ad una motivazione adeguata.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Il proscioglimento per particolare tenuità lascia inalterata la tipicità e l'illiceità del fatto: la sentenza ex art. 131-bis ha efficacia di giudicato sugli elementi di fatto e sull'accertamento dell'illiceità penale nei giudizi civili/amministrativi, per cui la trasformazione da assoluzione a proscioglimento impone l'applicazione delle regole sul ribaltamento.

  • art. 603, comma 3-bis cod. proc. pen.

    «Nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale»

    La norma impone la rinnovazione dell'istruttoria quando l'appello del PM è fondato su diversa valutazione della prova dichiarativa. La Corte ha ritenuto applicabile la norma al caso concreto e indispensabile prima di riformare l'assoluzione.

  • art. 651-bis cod. proc. pen.

    Richiamata per evidenziare l'efficacia dichiarativa della sentenza di proscioglimento ex art. 131-bis nel giudizio civile o amministrativo circa l'esistenza e l'illiceità del fatto.

  • art. 533 e art. 606 cod. proc. pen.

    Collegati al canone della prova 'al di là di ogni ragionevole dubbio' e al potere della Cassazione di censurare la motivazione (art. 606, lett. e): la Corte ha ritenuto che la mancata rinnovazione e la motivazione insufficiente costituiscano vizio di motivazione sul presupposto del giudizio penale.

  • art. 1 comma 58 legge n. 103/2017

    Norma normativa che ha introdotto il comma 3-bis dell'art. 603 c.p.p.; la Corte la richiama per spiegare l'evoluzione normativa che impone la rinnovazione della prova nei casi di ribaltamento in appello.

  • art. 6 CEDU, par. 3 lett. d

    Rilevata la rilevanza dei principi della Convenzione e della giurisprudenza della Corte EDU in materia di rinnovazione della prova e garanzia di equo processo; la Corte ha fatto leva su tali principi a supporto dell'obbligo di rinnovazione quando la valutazione delle dichiarazioni in appello è decisiva.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello, su appello del pubblico ministero, riforma un'assoluzione del primo grado in un proscioglimento ex art. 131-bis c.p., si configura un 'ribaltamento in peius' sul piano probatorio che impone regole di tutela maggiori a favore dell'imputato.
  • Se la riforma è basata su una diversa valutazione della prova dichiarativa ritenuta decisiva in primo grado, il giudice d'appello deve disporre la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale ai sensi dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p. (riassunzione di testimonianze e consulenze ritenute decisive).
  • Il giudice d'appello che riformi una decisione liberatoria ha l'obbligo di una motivazione rafforzata: deve delineare le linee portanti del proprio ragionamento e confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione di primo grado.
  • Sono 'decisive' le dichiarazioni che, secondo la sentenza di primo grado, hanno determinato o contribuito all'esito assolutorio e che, se escluse o riconsiderate, possono incidere sull'esito del giudizio in appello; anche dichiarazioni ritenute di scarso valore dal primo giudice possono essere tali nella prospettiva dell'appellante.
  • La mancata osservanza dell'obbligo di rinnovazione o dell'onere di motivazione rafforzata legittima l'annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione.
  • Anche quando il proscioglimento ex art. 131-bis appare piú 'favorable' rispetto ad una condanna, esso non equivale a dichiarazione di inesistenza del fatto: ciò rende rilevante l'impatto civile delle vicende processuali e giustifica la maggiore cautela nell'eventuale ribaltamento.

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