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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28482/2025 del 04/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva respinto l'istanza di riesame avverso la custodia cautelare in carcere applicata al ricorrente per reati connessi al traffico di stupefacenti (art. 74 D.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente denunciava difetto di motivazione rispetto all'attualità delle esigenze cautelari, sostenendo che la presunzione di pericolosità di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p. doveva ritenersi relativa e superata dalla prova di rescissione dei legami con l'organizzazione (ultimo contatto tre anni prima, attività lavorativa svolta dentro e fuori dal carcere).

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta l'applicazione del principio giurisprudenziale secondo cui, nei delitti di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la valutazione sull'attualità del pericolo di reiterazione deve essere complessiva e non può limitarsi al solo decorso del tempo. Il Tribunale aveva motivatamente evidenziato elementi indicativi della perdurante pericolosità: contatti e attività mantenute con il sodalizio dopo gli arresti, espressioni di fedeltà al capo nei colloqui in carcere, spaccio in carcere emerso dalle intercettazioni e ricezione di denaro dal capo per mantenimento e spese legali. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato come inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende; mandate le determinazioni alla cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74

    Attribuisce la fattispecie di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reato per cui è stata disposta la misura cautelare; rilevanza della gravità del fatto nella valutazione delle esigenze cautelari.

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede una presunzione relativa di attualità delle esigenze cautelari per indiziati appartenenti ad associazioni di traffico di stupefacenti; la Corte interpreta tale presunzione come superabile solo con una valutazione complessiva e probante, non meramente fondata sul decorso del tempo.

  • Disposizioni attuative cod. proc. pen., art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione della Corte.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 3, n. 16357 del 12/01/2021, Rv. 281293)

    Sez. 3, n. 16357 del 12/01/2021, Rv. 281293

    Confermato il principio che, nei procedimenti cautelari per associazione di traffico di stupefacenti, la prognosi di pericolosità riguarda anche la capacità di commettere reati della stessa natura e richiede valutazione complessiva; il sola interruzione temporale dei contatti non è sufficiente a superare la presunzione.

Massime di principio

  • Nelle ipotesi di associazione per traffico di stupefacenti la presunzione di attualità delle esigenze cautelari prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. è relativa: tuttavia il decorso del tempo da solo è insufficiente a superarla.
  • Per superare la presunzione è necessaria una valutazione complessiva e probante che dimostri la reale e duratura cessazione dei rapporti e della capacità di reiterare condotte dello stesso tipo.
  • Fatti posteriori o continuativi (contatti, messaggi, espressioni di fedeltà, ricezione di denaro dal capo, attività di spaccio anche in carcere) sono elementi molto rilevanti e possono confermare la persistenza del pericolo di reiterazione.
  • La condotta del detenuto durante la detenzione (es. spaccio in carcere, comunicazioni con l'organizzazione) incide significativamente sulla valutazione delle esigenze cautelari e può neutralizzare l'argomento della lontananza temporale dagli eventi originari.
  • In sede di impugnazione cautelare, se il giudice ha applicato principi giurisprudenziali consolidati e ha motivato sulla base di elementi concreti, il ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile o rigettato.
  • Chi intende contestare l'attualità delle esigenze cautelari deve produrre elementi concreti e specifici (assenza documentata di contatti, prova di distacco reale dall'organizzazione, attività di reinserimento stabile) per contrastare la presunzione.

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