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Sentenza

Sentenza n. 8476/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la declaratoria dell’obbligo di provvedere con un provvedimento espresso, previa adozione di idonea misura cautelare relativamente al silenzio/inadempimento/rigetto serbato dall’Ambasciata d’Italia ad Islamabad, con riferimento alla domanda di attivazione della procedura di rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato stagionale;

Giustizia amministrativa202410596

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato stagionale

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto, ai sensi dell'art. 117 c.p.a., un ricorso contro il silenzio dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad, chiedendo la declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere con un provvedimento espresso e, previa adozione di idonea misura cautelare, di attivare la procedura relativa al rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato stagionale. Nel corso del giudizio, dopo la proposizione del ricorso, la sede diplomatica ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L'avvenuta fissazione dell'appuntamento e, quindi, l'attivazione del procedimento per il rilascio del visto ha fatto venire meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in considerazione dell'enorme numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, azionato dal ricorrente per ottenere l'attivazione del procedimento e una pronuncia sull'obbligo di provvedere.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; nel caso concreto, tale effetto è derivato dall'attivazione del procedimento amministrativo durante il giudizio.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, l'attivazione del procedimento amministrativo da parte dell'amministrazione durante il processo fa venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponga all'amministrazione di procedere, determinando l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto costituisce, nel caso esaminato, attivazione del procedimento amministrativo sufficiente a escludere la permanenza dell'interesse alla decisione sull'azione avverso il silenzio.
  • La complessità dell'iter legale per la conclusione dei procedimenti di rilascio dei visti e il rilevante numero di richieste gravanti sulla sede diplomatica possono integrare giusti motivi per la compensazione integrale delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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