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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05445/2026 del 11/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza di riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di una motrice Volvo, un rimorchio Krone, i documenti di circolazione e 23.371,80 Kg di tabacco lavorato. Le doglianze erano: (1) insufficiente motivazione e mancanza di elementi sul dolo e sul fumus del reato (contestazione della qualificazione del prodotto come "tabacco lavorato" vs "cascami" e rilievo dell'assenza di collegamento con i presunti autori materiali); (2) assenza di periculum in mora e mancata valutazione dell'impatto economico e della disciplina UE sul riconoscimento dei provvedimenti ablativi dalla Croazia; (3) carenza di valutazione della buona fede e delle misure aziendali di compliance e, in particolare per la società, la mancata dimostrazione dell'estraneità all'illecito nonostante la regolarità formale del carico e del trasporto.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli indagati (Boris Kos, Drazenka Kos, Zeljko Domjan) per carenza di interesse, atteso che non vantavano diritti sui beni sequestrati. Anche il ricorso della società Kos Transporti Doo è stato ritenuto inammissibile: la società, pur proprietaria dei mezzi, non poteva contestare in sede di merito i presupposti (fumus e periculum) della misura cautelare, potendo dedurre solo l'effettiva titolarità dei beni e l'assenza di collegamento concorsuale con gli indagati. La Corte ha quindi ribadito l'orientamento prevalente secondo cui il terzo proprietario può impugnare il sequestro limitatamente a questioni di titolarità/disponibilità o di inesistenza del rapporto concorsuale, ma non la sussistenza del reato o del pericolo cautelare. Essendo i ricorsi inammissibili, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la composizione del Tribunale in sede di riesame; la Corte ne prende atto come riferimento procedurale per l'organo che ha deciso l'ordinanza impugnata.

  • art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato come base per la requisitoria del Pubblico Ministero; utilizzato nella fase di discussione per la conclusione sull'inammissibilità.

  • art. 84 d.lgs. n. 141 del 2024

    Norma del codice doganale/accise richiamata quale fattispecie sostanziale ipotizzata (introduzione di tabacco lavorato senza pagamento dell'accisa). La Corte non entra nel merito della qualificazione sostanziale posta a base del sequestro quando a proporre il riesame è un terzo non titolare del bene.

  • art. 40-bis d.lgs. n. 504 del 1995

    Riferimento normativo relativo alle ipotesi di contrabbando/evazione di accise; citato tra le norme richiamate dall'ordinanza di sequestro. La Corte ha ritenuto che la contestazione della sussistenza del fumus spetti all'indagato, non al terzo proprietario.

  • art. 39-bis, comma 1, lett. c), n.1), e comma 2, lett. c), 40-ter, 291-ter d.lgs. n. 504 del 1995

    Ulteriori articoli del d.lgs. sulle accise e sanzioni collegati alla fattispecie: citati nei motivi di ricorso come oggetto di censura, ma la Corte ha escluso che il terzo possa sindacare la loro applicazione nel merito del sequestro.

  • art. 85 d.lgs. n. 141 del 2024

    Citato nel ricorso come collegamento normativo alla regolamentazione sull'accisa; la Corte non ha proceduto a un riesame sostanziale della qualificazione delittuosa da parte del terzo.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai vizi formali e sostanziali che possono inficiare la motivazione del provvedimento cautelare (periculum in mora); la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato sufficientemente e che il terzo non potesse contestare tali presupposti.

  • Regolamento UE 1805/2018

    Citato dai ricorrenti per sostenere che il rientro del mezzo in Croazia non impedirebbe l'esecuzione di future misure ablative; la Corte non ha ritenuto decisiva tale argomentazione nel valutare l'ammissibilità del ricorso del terzo.

  • art. 44 d.lgs. n. 504 del 1995

    Norma richiamata nel motivo relativo al periculum in mora; la Corte ha ritenuto irrilevante la contestazione meramente prospettica del terzo sulla prevedibilità dell'esecuzione transfrontaliera.

  • artt. 25-sexiesdecies d.lgs. n. 231 del 2001

    Riferimento alla responsabilità amministrativa delle società e alle misure di compliance: i ricorrenti invocavano la prova di misure organizzative, ma la Corte ha ritenuto che la società non avesse addotto elementi tali da dimostrare la propria estraneità.

  • art. 240, comma 4, cod. pen.

    Citato nel terzo motivo in relazione agli oneri di prova e alla valutazione della responsabilità societaria; la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale non viziata nella parte che valorizza elementi di collegamento tra società e precedenti viaggi.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare il sindacato della Cassazione sulle ordinanze cautelari reali: la Corte valuta solo violazioni di legge e vizi motivazionali radicali; la motivazione del Tribunale è stata ritenuta adeguata e non suscettibile di sindacato in cassazione nei limiti dedotti dal terzo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alle conseguenze della dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi (possibilità di condanna al pagamento delle spese e di applicazione di sanzione pecuniaria), applicata qui con imposizione di una sanzione di € 3.000.

  • Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000

    Giurisprudenza citata in tema di applicazione delle sanzioni processuali in caso di ricorsi inammissibili; utilizzata per giustificare l'applicazione della sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • Il terzo proprietario di beni sottoposti a sequestro preventivo può impugnare la misura solo per contestare la propria titolarità o l'assenza di collegamento concorsuale con l'indagato; non può in sede di merito sindacare la sussistenza del fumus del reato o del periculum in mora.
  • L'indagato che non sia titolare dei beni deve comunque dimostrare un interesse concreto e attuale correlato alla rimozione del sequestro per avere legittimazione ad agire; l'assenza di un diritto sui beni comporta inammissibilità per carenza di interesse.
  • In Cassazione il sindacato sulle ordinanze cautelari reali è limitato a violazioni di legge o a vizi motivazionali radicali: critiche di mera persuasività non sono ammissibili.
  • Se si difende la posizione di un terzo (es. vettore) conviene documentare chiaramente: titolarità formale ed effettiva dei beni, assenza di rapporto concorsuale con gli indagati, atti di diligence e misure di compliance aziendale (documentazione di carico, ordine di trasporto, istruzioni operative, verifiche interne), poiché solo questi profili possono essere sindacati dallo stesso terzo.
  • In casi transfrontalieri, la mera richiamata esistenza di strumenti UE di riconoscimento dei provvedimenti non sostituisce la necessità di provare concretamente l'impossibilità di efficacia della misura; è preferibile documentare preventivamente i rischi reali di dispersione o la concreta difficoltà di ottenere esecuzione all'estero.
  • Le società che vogliono difendersi efficacemente da sequestri legati a merci soggette ad accisa dovrebbero predisporre e conservare prove di conformità amministrativa, istruzioni operative per i conducenti e verifiche sulla provenienza delle merci per poter provare la buona fede e l'estraneità rispetto al reato.

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