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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33854/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per la riqualificazione operata in grado di appello: la Corte d'appello aveva trasformato il reato di appropriazione indebita originariamente contestato (art. 646 c.p.) in peculato (art. 314 c.p.), reato per il quale è prevista la cognizione del tribunale in composizione collegiale. Si contestava inoltre che la riqualificazione era illegittima perché l'imputato è un esercente commerciale non appartenente alla pubblica amministrazione e che, comunque, la diversa qualificazione avrebbe dovuto comportare l'annullamento e la trasmissione degli atti per consentire la celebrazione dell'udienza preliminare davanti al giudice competente, dato che il primo grado si era svolto davanti al tribunale monocratico.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondata la questione di diritto processuale: ha confermato che la riqualificazione in peculato operata dalla Corte d'appello era conforme al diritto sostanziale (richiamando la giurisprudenza che riconosce peculato quando il gestore di apparecchi o il raccoglitore di scommesse si impossessa di somme che appartengono alla pubblica amministrazione), ma ha rilevato la violazione dell'art. 33-octies c.p.p. perché la Corte d'appello, pur effettuando la riqualificazione che comporta la competenza del tribunale collegiale, non ha annullato le precedenti sentenze né trasmesso gli atti al pubblico ministero per la celebrazione davanti al collegio. Poiché l'eccezione di inosservanza della ripartizione delle competenze era stata tempestivamente sollevata e riproposta, la Cassazione ha annullato senza rinvio sia la sentenza impugnata sia la sentenza di primo grado e ha ordinato la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Napoli.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p.

    Norma che punisce l'appropriazione indebita; era la fattispecie originariamente contestata al ricorrente.

  • art. 314 c.p.

    Norma sul peculato: la Corte ha ritenuto che la condotta del gestore/raccoglitore possa integrare il peculato quando il denaro incassato appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione (giurisprudenza di legittimità richiamata).

  • art. 33-octies, comma 1, c.p.p.

    "[I]l giudice di appello o la corte di cassazione pronuncia sentenza di annullamento e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice di primo grado quando ritiene l'inosservanza delle disposizioni sull'attribuzione dei reati alla cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica, purché la stessa sia stata tempestivamente eccepita e l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di impugnazione."

    La disposizione va applicata anche quando la perdita della competenza collegiale deriva da una riqualificazione effettuata in sede d'appello: se la riqualificazione attribuisce il fatto alla cognizione del collegio e la violazione è stata tempestivamente eccepita, il giudice di legittimità deve annullare senza rinvio e disporre la trasmissione degli atti al PM per la celebrazione davanti al tribunale collegiale, per garantire l'udienza preliminare e i diritti di difesa.

  • art. 597, comma 3, c.p.p.

    Consente al giudice d'appello di dare al fatto una diversa definizione giuridica purché non venga superata la competenza del giudice di primo grado; la Corte ha spiegato però che questa norma non esclude l'applicazione dell'art. 33-octies quando la riqualificazione comporta la perdita delle garanzie derivanti dall'udienza preliminare.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato quale presidio del diritto di difesa: la mancata celebrazione dell'udienza preliminare, dovuta alla errata attribuzione al rito monocratico, può ledere il diritto di difesa sancito dall'art. 24 Cost.

  • art. 110 T.U.L.P.S. (sesto e settimo comma) e giurisprudenza correlata

    La giurisprudenza citata interpreta il concessionario (e i gestori/ esercenti delegati) come "agente contabile"/incaricato di pubblico servizio per alcune funzioni relative alla raccolta di giochi e scommesse, facendo rientrare nelle ipotesi di peculato la mancata restituzione/versamento di somme spettanti all'Amministrazione.

Massime di principio

  • Se in appello il giudice riqualifica il fatto in una fattispecie che comporta la competenza del tribunale collegiale e la difesa ha tempestivamente eccepito l'inosservanza della ripartizione, il ricorso in cassazione può ottenere l'annullamento senza rinvio e la trasmissione degli atti al PM per la celebrazione davanti al collegio (art. 33-octies c.p.p.).
  • L'art. 33-octies c.p.p. si applica anche quando la perdita della garanzia dell'udienza preliminare deriva dalla riqualificazione operata dal giudice d'appello e non solo da una originaria imputazione formulata dal PM.
  • La Corte può legittimamente riqualificare il fatto in peculato quando, per giurisprudenza consolidata, il gestore o il raccoglitore di somme agisce in qualità di "incaricato di pubblico servizio"/"agente contabile" rispetto a somme che appartengono alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione.
  • La norma che permette la riqualificazione in appello (art. 597 c.p.p.) non prevale automaticamente sull'obbligo di tutela delle garanzie difensive: se la riqualificazione priva l'imputato dell'udienza preliminare prevista per il collegio, va applicato l'art. 33-octies.
  • In procedimenti simili il difensore deve eccepire tempestivamente, al primo atto utile, l'inosservanza delle regole sulla composizione del tribunale e riproporre l'eccezione nei motivi di impugnazione per preservare il diritto all'annullamento e alla trasmissione degli atti.

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