Cassazione Penale, Sentenza n. 22318/2023 del 23/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione di tipo mafioso/consortile riconducibile al cartello De Luca Bossa - Minichini - Schisa - Aprea - Casella. Il ricorso del difensore censurava la carenza e genericità della prova indiziaria: contestava che il collaboratore Schisa non avesse individuato la ricorrente come affiliata, sosteneva che le intercettazioni prodotte fossero generiche e prive di riscontri, che altri collaboratori non avevano confermato il coinvolgimento, e denunciava un errore del Tribunale nel ritenere che la ricorrente fosse stata condannata all'ergastolo (in realtà a 20 anni), deducendo che la condotta fosse estemporanea e non funzionale al gruppo
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. Il Tribunale ha ritenuto sussistenti plurimi indizi convergenti: dichiarazioni del collaboratore Schisa che collocano la ricorrente tra i partecipi al gruppo e la indicano come attiva in specifiche condotte illecite; intercettazioni ambientali nell'abitazione dei vertici che confermano il suo coinvolgimento, anche in relazione al duplice omicidio (per il quale la condanna è ormai irrevocabile); captazioni che evidenziano la partecipazione alla raccolta di denaro, la gestione di appalti per le pulizie e l'organizzazione di matrimoni fittizi utili al clan. Il Tribunale ha inoltre ritenuto irrilevante, ai fini delle esigenze cautelari, l'errore formale circa l'entità della pena (ergastolo vs 20 anni), avendo la prognosi di pericolosità fondamento nell'avvenuta condanna irrevocabile e negli elementi indiziari. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
art. 94, comma 1-ter, disposizioni di attuazione del codice di procedura penale
menzionata testualmente nella sentenza
dispositivo relativo agli adempimenti della cancelleria cui il Tribunale demanda l'esecuzione della decisione; qui utilizzato per gli adempimenti formali successivi al rigetto del ricorso
disciplina emergenziale prorogata
richiamata per l'intervento del Procuratore Generale per iscritto
consente all'autorità requirente di intervenire per iscritto nei procedimenti in deroga alle modalità ordinarie; non incide sulla valutazione di merito ma riguarda la forma dell'intervento dell'organo pubblico
Massime di principio
- La conferma di misure cautelari può fondarsi sulla convergenza di più elementi indiziari anche se singoli elementi sono contestati: dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni ambientali e accertamenti istruttori possono costituire un quadro probatorio unitario
- La presenza di una condanna irrevocabile per un fatto grave è elemento rilevante nella valutazione della pericolosità sociale e delle esigenze cautelari, indipendentemente dal computo preciso della pena inflitta
- Le negazioni o le omissioni di alcuni collaboratori non escludono automaticamente l'affidabilità delle dichiarazioni di altri, se tali dichiarazioni sono corroborate da riscontri oggettivi (captazioni, episodi violenti, modalità operative)
- Le intercettazioni ambientali svolgono un ruolo centrale quando documentano dialoghi e comportamenti nell'ambito della struttura associativa e nei luoghi di controllo del gruppo
- Nel giudizio cautelare il Tribunale valuta la prognosi di pericolosità attuale e concreta, non solo la quantificazione della pena; errori formali sulla pena non incidono se la gravità del fatto e la condanna sono indiscusse
- Le contestazioni difensive sulla genericità di singole conversazioni devono essere valutate nel contesto complessivo delle fonti probatorie e della ripartizione territoriale/organizzativa del gruppo
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