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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36046/2023 del 29/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello con tre censure principali: 1) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla qualificazione del fatto come tentato omicidio (artt. 110, 56, 575, 577 c.p.), sostenendo che le incertezze sulla dinamica avrebbero imposto la riqualificazione in lesioni personali aggravate; 2) mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione ex art. 62, primo comma, n. 2 c.p., in ragione di un precedente alterco della mattina tra la vittima e una delle imputate; 3) eccessiva dosimetria e mancata concessione delle attenuanti generiche nonostante la collaborazione processuale, l'incensuratezza e la causa banale dell'evento (ostruzione del cortile per guasto meccanico dell'auto), con richiesta di annullamento della sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi, confermando la qualificazione del fatto come tentato omicidio e l'insussistenza dell'attenuante della provocazione alla luce delle prove (dichiarazioni della vittima, testi oculari e immagini di videosorveglianza). Tuttavia la Cassazione ha accolto il terzo motivo: ha ritenuto che la Corte di appello non avesse adeguatamente motivato il diniego delle attenuanti generiche e che la dosimetria della pena risultasse eccessiva. Di conseguenza ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e alla mancata concessione delle attenuanti generiche e ha disposto il rinvio a altra Sezione della Corte di appello di Napoli per nuovo giudizio sulla determinazione della pena. Per il resto i ricorsi sono stati respinti. Inoltre la Cassazione ha liquidato in favore della parte civile, Veronica Barca, la rifusione delle spese sostenute in questo giudizio in complessivi euro 4.500,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Utilizzato per rilevare il concorso di persone nel fatto criminoso e imputare la condotta in forma concorrente tra gli aggressori

  • art. 56 cod. pen.

    Principi sul tentativo: va valutata l'idoneità ex ante degli atti a causare l'evento, con attenzione alla direzione teleologica della volontà dell'agente e all'univocità degli atti

  • art. 575 cod. pen.

    Norma sull'omicidio richiamata nella qualificazione del fatto come tentato omicidio, valutata in relazione alle modalità e alla pericolosità dell'aggressione

  • art. 577, primo comma, n. 4 cod. pen.

    Aggravante richiamata per il tentativo di omicidio con l'uso di strumenti e per la pluralità degli autori, considerata nella valutazione del disvalore

  • art. 61, primo comma, n. 5 cod. pen.

    Aggravante relativa alla crudeltà o altro elemento aggravante richiamato nella compressione del fatto e nella determinazione della pena

  • art. 582 cod. pen.

    Richiamata nella contestazione delle lesioni come ipotesi alternativa e nella discussione sulla riqualificazione del reato

  • art. 62, primo comma, n. 2 cod. pen.

    Disciplina l'attenuante della provocazione: la Corte ha richiamato i requisiti necessari (stato d'ira, fatto ingiusto altrui oggettivo e rapporto di causalità psicologica) e ha ritenuto che non fossero dimostrati nel caso concreto

  • legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 4, comma 2

    Norma sui reati connessi all'uso di armi/strumenti da taglio utilizzati nell'aggressione, richiamata per la concreta pericolosità degli atti

  • art. 133 cod. pen.

    Principi di determinazione della pena: la Corte di cassazione ha richiamato la necessità che il giudice motivi in modo analitico la valutazione delle attenuanti generiche ai fini della adeguata quantificazione della pena

Massime di principio

  • La configurazione del tentativo di omicidio prescinde dall'effettivo verificarsi della morte: è decisiva l'idoneità ex ante degli atti a cagionarla, valutata sulle modalità concrete dell'azione e sulle circostanze (numero aggressori, strumenti impiegati, pervicacia dell'azione, ripetitività dei colpi).
  • Per riconoscere l'attenuante della provocazione ex art. 62, primo comma, n. 2 c.p. occorrono tre elementi cumulativi: lo stato d'ira dell'autore, un fatto ingiusto altrui di carattere oggettivo e un rapporto di causalità psicologica tra offesa e reazione; mere liti o alterchi non bastano se non dimostrano tale nesso.
  • L'univocità degli atti è requisito essenziale quando si discute l'animus necandi: la direzione teleologica della condotta va ricostruita in base a prove, atti preparatori ed esecutivi e valutata con il massimo grado di precisione possibile.
  • Le attenuanti generiche non sono una mera concessione discrezionale del giudice: devono essere valutate e motivate con riferimento alla posizione processuale completa dell'imputato (collaborazione, incensuratezza, causa dell'evento) e, se negate senza adeguata motivazione, possono giustificare annullamento e rinvio della decisione sulla pena.
  • Prove audiovisive e dichiarazioni coerenti di vittima e testimoni oculari hanno forte valore probatorio nella ricostruzione della dinamica e nella valutazione della gravità e dell'idoneità dell'azione a cagionare la morte.
  • Se la motivazione sulla quantificazione della pena risulta carente o illogica, la Cassazione può annullare limitatamente alla parte relativa al trattamento sanzionatorio e disporre il rinvio per nuovo giudizio di rideterminazione della pena.
  • In casi di aggressioni commesse in concorso, la pluralità degli autori e l'uso di strumenti idonei ad arrecare grave danno rafforzano la valutazione di pericolosità e l'idoneità dell'azione a cagionare esiti mortali, anche se l'esito letale è stato impedito da fattori esterni.

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