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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2647/2024 del 22/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per carenza di motivazione: la difesa contestava la valorizzazione delle dichiarazioni confidenziali di Cuomo e la loro utilizzazione per la sua identificazione, sosteneva che i 47 minuti di permanenza nell'appartamento di Vallefuoco non dimostrerebbero consapevolezza o partecipazione ad azione omicidiaria né premeditazione, evidenziava l'assenza di frequenze pregresse dell'appartamento, l'incongruità dell'uso della moto del padre e il fatto che l'indagato non si fosse disfatto degli indumenti; chiedeva annullamento dell'ordinanza cautelare

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché limitato a una diversa valutazione di elementi fattuali e a una generica contestazione della motivazione; ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale del riesame che aveva ricavato gravità indiziaria da intercettazioni, videoriprese e comportamenti concordati dei partecipanti, e ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la premeditazione può estendersi al concorrente che abbia acquisito la conoscenza della altrui premeditazione prima del termine del proprio contributo. Conseguentemente Cuomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; la decisione è stata trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.; non è disposta la rimessione in libertà

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali e al pagamento in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    art. 94, comma 1 ter e comma 1 bis, disposizioni di attuazione del c.p.p.

    Prevede la trasmissione della copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario affinché disponga quanto stabilito per eventuali effetti sulla detenzione; la Corte ordina tale trasmissione perché la decisione non comporta la rimessione in libertà

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata per valutare le condizioni di applicabilità di eventuali esimenti o attenuanti economiche rispetto alla condanna alla cassa delle ammende; nel caso non ricorrevano le condizioni previste dalla pronuncia

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 5, n. 29202 del 11/03/2014)

    Sez. 5, n. 29202 del 11/03/2014

    Principio secondo cui l'aggravante della premeditazione può estendersi al concorrente che non abbia direttamente premeditato il reato se questi ha acquisito, prima del termine del proprio apporto, la conoscenza della altrui premeditazione

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 6, n. 56956 del 21/09/2017)

    Sez. 6, n. 56956 del 21/09/2017

    Conferma che la conoscenza della premeditazione da parte del concorrente, intervenuta in tempo utile, può far prevalere il proposito criminoso sui motivi inibitori

Massime di principio

  • In Cassazione i ricorsi che limitano la critica a una diversa lettura degli elementi di fatto o a una rivalutazione probatoria sono inammissibili: occorre contestare la motivazione per illogicità manifesta o violazione di legge
  • Videoriprese, intercettazioni e comportamenti coordinati (spostamenti, ruoli e fughe concordate) possono costituire indizi rilevanti e convergenti per ritenere l'esistenza di un'azione pianificata e la partecipazione del concorrente
  • La brevità della presenza in un luogo di incontro non esclude automaticamente la partecipazione o la consapevolezza del piano criminoso se esistono altri elementi (contatti preventivi, ruolo nel commando, comportamento post-fatto) che indicano concertazione
  • L'aggravante della premeditazione può essere attribuita anche al concorrente che non abbia personalmente ideato il delitto, quando questi abbia acquisito prima della cessazione del proprio apporto la conoscenza della premeditazione altrui
  • Se il difensore contesta la motivazione del provvedimento cautelare deve dimostrare l'incoerenza o l'incompletezza logica delle argomentazioni del giudice e non limitarsi a proporre una diversa lettura delle stesse prove

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