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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 07267/2026 del 23/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto, in incidente di esecuzione, il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. tra fatti già giudicati e divenuti irrevocabili, ricompresi in tre gruppi di sentenze (A, B, C). Ha dedotto l'unicità della ideazione criminosa e del contesto investigativo, il ruolo direttivo proprio e di Ciro Marillo, la strumentalità dei reati di stupefacenti e armi rispetto a rapine più gravi e la progettazione di ulteriori delitti non consumati per l'arresto.

La decisione

Il giudice dell'esecuzione aveva inizialmente dichiarato inammissibile la domanda per i gruppi A e C (richiesta ritenuta reiterativa) e respinto quella per il gruppo B. La Corte di cassazione (sent. n. 17851/2025) annullò con rinvio la parte relativa ai gruppi A e C. In sede di rinvio il giudice dell'esecuzione, dopo un esame puntuale e approfondito, ha escluso la sussistenza del vincolo della continuazione per i fatti dei gruppi A e C, ritenendo che non emergesse una programmazione criminosa unitaria. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione che è stato dichiarato inammissibile per mancanza di specificità e per non aver contrastato le ragioni della decisione impugnata; è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la possibilità, in sede esecutiva, di ricondurre più condanne sotto il vincolo della continuazione; applicata dal giudice per verificare la sussistenza di una programmazione criminosa unitaria tra i fatti già giudicati.

  • art. 666 comma 2 cod. proc. pen.

    Norma usata dal primo giudice per dichiarare inammissibili istanze ritenute reiterative rispetto a precedenti richieste basate sugli stessi elementi.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiama i requisiti di specificità e di correlazione dei motivi di impugnazione: il ricorso per cassazione deve indicare chiaramente le ragioni di censura e confrontarsi con le motivazioni della decisione impugnata.

  • Sez. U. n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Giurisprudenza di legittimità che indica i criteri per riconoscere la continuazione: è necessaria la prova di una programmazione criminosa unitaria, valutata con riferimento ai fatti concreti e alle circostanze.

  • Sez. U. n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli)

    Principio secondo cui i motivi di ricorso non possono ignorare le ragioni del provvedimento impugnato; l'atto di impugnazione deve avere correlazione con le ragioni poste a fondamento della decisione.

  • Cass. Sez. I, sent. n. 17851 del 02/04/2025

    Decisione che ha annullato con rinvio l'ordinanza del giudice dell'esecuzione limitatamente ai gruppi A e C, ritenendo che la nuova istanza non fosse meramente reiterativa e dovesse essere riesaminata nel merito.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva è necessario dimostrare, oltre alla contiguità temporale e alla similitudine degli illeciti, l'esistenza di una programmazione criminosa unitaria e una connessione obiettiva fra i fatti.
  • Le istanze ripetitive o basate sugli stessi elementi già valutati possono essere dichiarate inammissibili ex art. 666 c. 2; per superare tale eccezione la nuova richiesta deve introdurre elementi nuovi e specifici.
  • In cassazione i motivi devono essere specifici e correlati alle ragioni della decisione impugnata (art. 581); non è sufficiente riproporre la medesima linea difensiva senza confrontarsi con le motivazioni del giudice.
  • Non è possibile riesumare, mediante l'incidente esecutivo o un ricorso mal motivato, accertamenti ormai definitivi della fase di cognizione, salvo che non emergano elementi decisivi nuovi che giustifichino diversa valutazione.
  • Il giudice dell'esecuzione deve compiere uno scrutinio approfondito e motivato delle circostanze concrete per valutare la sussistenza della continuazione, conformandosi ai principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità.

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