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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9230/2022 del 18/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali rifiutata. Il ricorso lamenta vizio di motivazione: il Tribunale ha evocato l'esistenza di precedenti penali pur avendo in apertura dichiarato l'assenza di precedenti; inoltre il Tribunale ha dato rilievo all'assenza di una "valida e concreta prospettiva di lavoro" senza spiegare quale incidenza abbia tale elemento sul giudizio complessivo e senza valutare adeguatamente gli indicatori favorevoli quali l'attività di volontariato, l'attaccamento familiare e la condotta di vita attuale.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio. Motivazione: contraddizione del Tribunale nel richiamare precedenti inesistenti e carenza di adeguata argomentazione sulla incidenza dell'assenza di lavoro; richiamata la giurisprudenza consolidata secondo cui la mancanza di lavoro non è di per sé ostativa e l'attività volontaria può costituire elemento idoneo al reinserimento. Il Procuratore generale aveva chiesto l'inammissibilità, ma il ricorso è stato ritenuto fondato.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza di legittimità - Sez. 1, n. 5076 del 21/9/1999, Rv. 214424

    "lo svolgimento di attività lavorativa, pur rappresentando un mezzo di reinserimento sociale valutabile nel più generale giudizio sulla richiesta di affidamento in prova al servizio sociale, non costituisce da solo, qualora mancante, condizione ostativa all'applicabilità di detta misura"

    La Corte interpreta la norma in senso restrittivo rispetto al peso del lavoro: l'assenza di lavoro non può essere l'unico motivo per negare l'affidamento in prova; il lavoro è un parametro da valutare unitamente ad altri elementi.

  • Giurisprudenza di legittimità - Sez. 1, n. 26789 del 18/6/2009, Rv. 244735

    "non rientra tra i requisiti per la concessione della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale la prospettiva di un lavoro stabile per il condannato, che può usufruire del beneficio pur quando non riesca a reperire un lavoro ma si impegni in attività utili"

    La Corte conferma che la prospettiva di lavoro stabile non è requisito necessario e che l'impegno in attività utili può supplire alla mancanza di lavoro.

  • Giurisprudenza di legittimità - Sez. 1, n. 18939 del 26/2/2013, Rv. 256024

    "per la concessione della misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, non è necessaria la sussistenza di un lavoro già disponibile, potendo tale requisito essere surrogato da un'attività socialmente utile anche di tipo volontaristico"

    La Corte valorizza espressamente le attività volontaristiche come idonee a costituire una prospettiva di reinserimento sociale sostitutiva dell'attività lavorativa retribuita.

Massime di principio

  • Il giudice deve dare motivazione coerente e non contraddittoria: non può richiamare precedenti inesistenti o fare affermazioni contraddittorie rispetto ai fatti accertati in apertura.
  • L'assenza di una prospettiva di lavoro stabile non può, di per sé, ostare all'affidamento in prova; il lavoro è un elemento tra più fattori da ponderare.
  • L'impegno in attività utili o volontariato può surrogare la mancanza di lavoro e va considerato positivamente nel giudizio di reinserimento.
  • Il giudice deve esplicitare il peso relativo degli elementi favorevoli e sfavorevoli (pregressi comportamenti, rischio di recidiva, attaccamento familiare, risultati di percorsi rieducativi) nella prognosi di ri-socializzazione.
  • In presenza di motivazione insufficiente o contraddittoria l'ordinanza deve essere annullata e rinviata per un nuovo giudizio che applichi i principi di diritto richiamati.

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