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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34824/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era stato dichiarato penalmente responsabile del reato continuato di abbandono di posto (art. 120 cod. pen. mil. pace) per essersi ripetutamente allontanato dalla sede di servizio tra marzo e settembre 2019 per esigenze personali/familiari (accompagnamento/recupero figli da scuola). Con il ricorso per cassazione si deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: la responsabilità sarebbe stata basata su elementi meramente indiziari, gli allontanamenti sarebbero stati brevi, autorizzati dal superiore, con sostituzioni e pronta reperibilità, e mancherebbe il dolo perché l'imputato avrebbe agito in buona fede e senza consapevolezza di violare la consegna.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Sul piano oggettivo ha richiamato il principio secondo cui l'obbligo di rimanere al posto durante il turno di servizio deriva direttamente dalla legge e non richiede consegne particolari; ha ritenuto provata l'assenza di autorizzazione attraverso la combinazione delle riprese di videosorveglianza e la testimonianza credibile del superiore. Sul piano soggettivo ha affermato che il reato richiede il dolo generico (consapevolezza e volontà di allontanarsi senza autorizzazione), elemento ritenuto sussistente. Conseguentemente il ricorso è respinto; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 120 cod. pen. mil. pace

    Il reato di abbandono del posto si perfeziona quando il militare, comandato di servizio o di guardia, si allontana dal proprio posto senza autorizzazione; l'obbligo di rimanere al posto deriva direttamente dalla legge e non richiede consegne particolari impartite previamente.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma che consente lo svolgimento del giudizio di cassazione a trattazione scritta; la Corte ha proceduto secondo tale modalità.

Massime di principio

  • L'obbligo del militare di non allontanarsi dal posto di servizio durante il turno deriva dalla legge stessa: non è necessaria una 'consegna' specifica per ogni comportamento.
  • Per qualificare l'abbandono del posto non è sufficiente l'esistenza di sostituzioni o la pronta reperibilità: bisogna provare che l'allontanamento sia avvenuto senza autorizzazione del superiore.
  • La prova può fondarsi su elementi documentali (es. videosorveglianza) e sulla testimonianza credibile del superiore; la valutazione del complesso probatorio, se ben motivata, è difficilmente sindacabile in cassazione.
  • L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico: il militare deve essere consapevole di allontanarsi senza autorizzazione; la mera buona fede dichiarata non esclude automaticamente il reato se dal comportamento emerge la consapevolezza dell'assenza di autorizzazione.
  • In sede difensiva, per contestare una dichiarazione di abbandono del posto conviene fornire prova documentale dell'autorizzazione o di un accordo col superiore, o dimostrare l'inesistenza di una reale compromissione del servizio ove rilevante.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e imporre al ricorrente il pagamento delle spese processuali e, in casi di impugnazione irrituale, una somma a favore della Cassa delle ammende.

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