Cassazione Penale, Sentenza n. 16780/2023 del 20/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la misura cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso). Il ricorrente contestava: (1) la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ritenendo errata la valutazione delle intercettazioni e degli elementi probatori, sostenendo che, a causa dell'età, delle precarie condizioni di salute e di una dipendenza dall'alcol, non poteva essere considerato ancora capo del locale di Sinopoli (tra l'altro evidenziando una presunta diversa interpretazione dell'intercettazione n. 8054 del 6/05/2018 relativa al ruolo di "pacificatore"); (2) l'insufficiente motivazione delle esigenze cautelari in relazione alla sua età (69 anni), invocando la giurisprudenza che richiede un onere motivazionale specifico per persone anziane quando si dispone la detenzione in carcere.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure ripropongono argomentazioni già svolte in sede di riesame e costituiscono una diversa valutazione del fatto e delle prove, non una violazione di specifiche norme o una manifesta illogicità della motivazione: in particolare, l'interpretazione parcellizzata dell'intercettazione indicata dal ricorrente è stata ritenuta infondata perché il Tribunale del riesame aveva adeguatamente chiarito il significato della conversazione e aveva richiamato numerose altre intercettazioni che confermano la "caratura" e il prestigio criminale dell'indagato (es. conversazione del 13/01/2017). Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse dato motivazione sufficiente, evidenziando l'autorevolezza del ricorrente e l'assenza di elementi di dissociazione dal gruppo criminale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento, per responsabilità colposa nella determinazione dell'inammissibilità, della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
La norma incrimina l'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi in relazione al ruolo di capo/organizzatore del locale di Sinopoli, sulla base delle intercettazioni e di altri elementi che attestano il prestigio e l'autorità dell'imputato nel territorio.
Sez. 6, n. 11194 del 8/3/2012 (Lupo, Rv. 252178)
Sez. 6, n.11194 del 8/3/2012, Lupo, Rv. 252178
Principio di diritto secondo cui il ricorso per cassazione avverso misure cautelari è ammissibile quando denunzia violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione; non è luogo per una diversa valutazione di merito dei fatti e delle circostanze esaminate dal giudice di merito.
Sentenza Corte costituzionale 13/06/2000 n. 186
Corte costituzionale, sentenza n.186 del 13 giugno 2000
La decisione è richiamata per il principio che consente, in presenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità dell'impugnazione, di disporre una sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle ammende; la Corte di Cassazione, richiamando tale principio, ha quantificato equitativamente la somma da devolvere.
Massime di principio
- Il ricorso in Cassazione avverso misure cautelari è spesso inammissibile se si limita a proporre una diversa valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito; per ammettere il riesame in Cassazione è necessario indicare violazioni di legge o una palese illogicità nella motivazione.
- Le intercettazioni vanno valutate nel loro contesto complessivo: contestare l'interpretazione di una singola conversazione senza incidere sulla congruità complessiva delle motivazioni difficilmente determina l'annullamento della misura.
- L'età o le condizioni di salute dell'indagato non escludono automaticamente la custodia cautelare; occorre fornire prove documentali rilevanti (per es. referti medici, valutazioni cliniche) e argomentare perché non esistono misure meno afflittive idonee a soddisfare le esigenze cautelari.
- Per giustificare la detenzione in casi di associazione mafiosa, il giudice valuta la "caratura criminale" e la perdurante appartenenza o influenza sul gruppo: occorrono elementi che dimostrino il ruolo direttivo o la capacità di condizionamento sul territorio.
- Prima di proporre ricorsi reiterativi in Cassazione è opportuno valutare se l'impugnazione contenga elementi nuovi o doglianze di diritto precise; altrimenti si rischia non solo l'inammissibilità ma anche la condanna alle spese e sanzioni (es. versamento alla Cassa delle ammende).
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