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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16752/2023 del 20/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo di interi patrimoni sociali (Nemesis s.r.l., Eurotrasp s.r.l., Prininvest s.r.l., Green Wind s.r.l.) e il sequestro diretto dei beni ceduti dalla A.L.V. Principato s.r.l. per reati fiscali contestati (art. 11 d.lgs. n. 74/2000, con concorso e plurime azioni esecutive). L'accusa: trasferimenti simulati e fraudolenti di beni e personale a società riconducibili alla famiglia Principato per sottrarsi alla riscossione di rilevanti debiti tributari. Il ricorrente contestava: 1) omessa/insufficiente motivazione circa il fumus del reato e la natura simulata delle cessioni (in particolare la cessione di beni per euro 54.595,00 non giustificherebbe il sospetto); 2) illegittimità e sproporzione del sequestro esteso all'intero capitale e patrimonio sociale, sproporzionato rispetto al valore effettivo dei beni trasferiti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo di omessa motivazione fosse in realtà una riformulazione della difesa già valutata dal tribunale di riesame e che la motivazione del riesame fosse presente, sebbene stringata, e sufficiente. Sulla questione della sproporzione il ricorso è stato ritenuto generico per mancata specificazione della consistenza patrimoniale colpita. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 11, comma 1, d.lgs. n. 74 del 2000

    art. 11, comma 1, d.lgs. n. 74 del 2000

    La norma penal-tributaria è stata interpretata nel senso che il sequestro preventivo può colpire i profitti del reato e beni utilizzati per commettere il reato; tuttavia il profitto confiscabile non corrisponde all'intero debito tributario non soddisfatto ma al valore dei beni sottratti alla garanzia dell'amministrazione finanziaria

  • art. 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000

    art. 12-bis del d.lgs. n. 74 del 2000

    Utilizzato come fondamento per il sequestro preventivo diretto dei beni ritenuti profitto del reato; il giudice ha ritenuto sussistente il nesso tra i beni ceduti e il reato fiscale

  • artt. 81 e 110 cod. pen.

    Riferimento al concorso di persone e alla continuazione o alla pluralità di azioni esecutive nel disegno criminoso, valorizzato per ricondurre tutte le condotte nell'ambito di un medesimo disegno illecito

  • art. 240 e art. 321 cod. proc. pen.

    art. 240 e 321 cod. proc. pen.

    Norme procedurali invocate per il sequestro preventivo e per la misura cautelare reale sull'intero capitale sociale e patrimonio aziendale

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare l'ambito del ricorso per cassazione contro i provvedimenti cautelari reali: consentito solo per violazione di legge e per vizio della motivazione di gravità tale da rendere incomprensibile il ragionamento del giudice

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo di beni aziendali può essere disposto quando la società risulti strumento per commettere reati fiscali e la sua libera disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato
  • Il 'profitto' confiscabile non coincide automaticamente con l'intero ammontare del debito tributario non riscosso; occorre individuare il valore dei beni concretamente sottratti alla garanzia dell'erario
  • Per i ricorsi in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo la parte deve dedurre una specifica violazione di legge o mostrare una motivazione del giudice del tutto assente o manifestamente apparente; mere rielaborazioni difensive già valutate in sede di merito sono inidonee
  • La contestazione di sproporzione di una misura cautelare reale richiede dati patrimoniali e deduzioni specifiche: censure generiche sono inammissibili
  • La presenza di continuità operativa (stessi clienti, maestranze, trasferimento di beni) tra società può legittimare il convincimento del giudice sull'uso fraudolento di compagini societarie, purché la motivazione indichi il nesso logico tra fatti e misura cautelare

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