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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46539/2022 del 09/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione contro la sentenza di appello che aveva riformato la decisione del G.U.P.: Cicerone impugnava la qualificazione delle condotte come estorsione (anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni), la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p., la valutazione probatoria (intercettazioni e conversazioni), l'imputazione per trasferimento fraudolento di valori ex art. 512-bis c.p., il diniego delle circostanze attenuanti generiche, la motivazione sugli aumenti per continuazione e la ricorrenza della recidiva; ha inoltre depositato motivi aggiunti richiamando decisioni collegate sul mancato riconoscimento della finalità mafiosa a carico di terzi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi manifestamente infondati, generici e aspecifici. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse fornito motivazione logica e coerente sulla qualificazione dei fatti come estorsione (anche in concorso ex art. 110 c.p.), sulla sussistenza dell'aggravante ex art. 416-bis.1 c.p. per l'utilizzo del metodo mafioso, e sull'integrazione del delitto di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis) alla luce degli elementi probatori e delle circostanze del caso. Sono state inoltre respinte le censure sulla dosimetria della pena, sulle circostanze attenuanti e sulla recidiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende e al pagamento delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili costituite (3510 euro ciascuna più accessori). Va ricordato che la sentenza di appello aveva rideterminato la pena in anni 7 e mesi 6 di reclusione e multa di euro 3.000, con conferma delle statuizioni civili.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Regola il concorso di persone nel reato; qui usato per valutare il concorso del terzo (Cicerone) nelle condotte estorsive.

  • art. 629 c.p.

    Definizione del reato di estorsione; la Corte di appello ha ritenuto che gli elementi di violenza/minaccia e il fine di conseguire vantaggi ingiustificati fossero soddisfatti.

  • art. 393 c.p.

    Richiamato nei motivi di ricorso in relazione alla cooperazione di più persone; utilizzato nella distinzione tra esercizio arbitrario delle ragioni e concorso in estorsione.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Circostanza aggravante per l'uso del metodo mafioso; interpretata nel senso che è sufficiente che le modalità esecutive evocano in concreto la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso, anche se la finalità non è direttamente di appartenere all'associazione.

  • art. 512-bis c.p.

    Trasferimento fraudolento di valori: la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie anche in assenza di prova che i beni provenissero da reato, ove lo spostamento sia idoneo a eludere misure di prevenzione o ad ostacolare l'accertamento patrimoniale.

  • art. 62-bis c.p.

    Circostanze attenuanti generiche: il giudice di merito aveva già concesso attenuanti in misura massima e le aveva ritenute equivalenti alla recidiva; in cassazione la doglianza è risultata generica e infondata.

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena: la Cassazione ha ricordato la discrezionalità del giudice di merito nella dosimetria, sindacabile solo per manifesta illogicità o arbitrarietà.

  • art. 591, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Prevede l'inammissibilità del ricorso per motivi manifestamente infondati o generici; norma invocata per dichiarare il ricorso inammissibile.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Limiti del sindacato della Cassazione sulle valutazioni di fatto e sulla motivazione del giudice di merito; richiamata per ribadire che non è consentita una nuova valutazione delle prove.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato nei motivi relativi alla determinazione della pena e alle plurime contestazioni sulla continuazione; la Corte ha ritenuto infondate le censure.

  • art. 99 c.p.

    Riferito dalla difesa in relazione alla recidiva; la Corte ha ritenuto la contestazione della recidiva ampiamente fondata nella lettura del capo di imputazione e della sentenza di primo grado.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non riesamina i fatti né sostituisce la valutazione probatoria del giudice di merito: i motivi che si limitano a una diversa lettura delle prove sono inammissibili.
  • I motivi di cassazione devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata; l'assenza di tale confronto conduce all'inammissibilità per genericità (art. 591 c.p.p.).
  • Per distinguere esercizio arbitrario delle proprie ragioni da estorsione è decisivo l'elemento psicologico: se il terzo agisce anche per un interesse proprio (anche non patrimoniale) integra concorso in estorsione (art. 110 e 629 c.p.).
  • L'aggravante 'metodo mafioso' (art. 416-bis.1) può essere riconosciuta quando le modalità intimidatorie evocano la forza di intimidazione tipica dell'organizzazione mafiosa, anche se la finalità non coincide esattamente con l'appartenenza all'associazione.
  • Il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis) può essere ritenuto integrato anche se non è provata la provenienza illecita dei beni, quando la condotta è idonea a eludere misure di prevenzione o l'accertamento patrimoniale.
  • I motivi nuovi depositati in cassazione non sanano l'inammissibilità dei motivi originari: non è consentito un differimento o ampliamento artificioso delle ragioni di impugnazione.
  • Le critiche alla congruità della pena e alla valutazione delle circostanze rientrano, salvo manifesta illogicità o arbitrarietà, nella discrezionalità del giudice di merito e sono inammissibili in cassazione se si limitano a chiedere una diversa valutazione.

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