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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47307/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di S. Maria Capua Vetere che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo (anche per equivalente) emesso dal G.i.p. in relazione a profitti ritenuti derivare da reati di indebita compensazione collegati a crediti inesistenti ottenuti mediante indebita percezione di pubbliche erogazioni (art. 316-ter c.p.) connessi all'uso del c.d. "sisma bonus acquisti". Le censure principali erano: (i) incompetenza territoriale del Tribunale di S. Maria Capua Vetere (si sosteneva che la competenza spettasse al Tribunale di Monza, luogo della sede della società Edilimpianti); (ii) violazione del "giudicato cautelare" perché un precedente decreto di rigetto della stessa richiesta, non impugnato dal P.M., avrebbe precluso un nuovo sequestro; (iii) carenza o genericità della motivazione in ordine al periculum in mora e quindi insussistenza delle esigenze cautelari, nonché mancato esame adeguato delle prove patrimoniali offerte dalla difesa.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi nel complesso infondati e li ha respinti. In sintesi: (a) la competenza territoriale del Tribunale di S. Maria Capua Vetere è stata ritenuta correttamente individuata, tenuto conto della connessione tra i reati contestati e del criterio del reato più grave o, in subordine, del primo reato commesso tra quelli di pari gravità: dall'analisi degli atti emerge che i reati più gravi o comunque anteriori sono riferiti al circondario di Caserta; ove non sia possibile identificare il luogo di consumazione, deve applicarsi il criterio del luogo di accertamento ai sensi dell'art. 18 d.lgs. n. 74/2000; (b) il "giudicato cautelare" non si è formato perché il precedente decreto di rigetto era motivato sulla mancata deduzione delle esigenze cautelari da parte del P.M. e non conteneva un effettivo apprezzamento sul periculum in mora: decisioni che definiscono l'incidente cautelare su basi meramente procedurali non producono preclusione; (c) la motivazione del sequestro e dell'ordinanza di riesame è stata ritenuta adeguata: il Tribunale ha valutato il consistente ammontare del profitto contestato, la rapidità delle cessioni dei crediti fittizi, la natura ``opaca'' dell'attivo della società e la presenza di crediti verso l'Erario e voci patrimoniali non immediatamente liquidabili, giustificando il rischio di dispersione e dunque l'applicazione del sequestro preventivo (anche per equivalente). Sono state esaminate e respinte le contestazioni sulla documentazione prodotta dalla difesa riguardante fatturati, utili e disponibilità di cassa, ritenute insufficienti a escludere il rischio di dispersione dei proventi.

Norme richiamate

  • art. 10-quater d.lgs. n. 74 del 2000

    Il reato di "indebita compensazione" è stato ritenuto rilevante ai fini del sequestro preventivo quale fattispecie produttiva di profitto illecito; per la determinazione della competenza territoriale si individua il luogo di consumazione nell'ultimo utilizzo del credito inesistente, ovvero, se non identificabile, il luogo di accertamento

  • art. 316-ter cod. pen.

    I profitti contestati derivano dall'indebita percezione di pubbliche erogazioni, reato di cui all'art. 316-ter, che costituisce la fonte dei crediti inesistenti utilizzati per indebite compensazioni

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Principio generale in tema di determinazione della competenza per territorio: uso per distinguere tra luogo di consumazione e altre regole di competenza

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Regola sulla competenza per connessione: occorre considerare tutti i reati connessi e determinare la competenza in base al reato più grave o, in caso di parità, al primo reato

  • art. 18 d.lgs. n. 74 del 2000

    Per i reati tributari, se non si può individuare il luogo di consumazione, si applica il luogo di accertamento del reato quale criterio di competenza

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma sul riesame delle misure cautelari e sul potere del giudice di valutare in concreto le esigenze cautelari; il Tribunale del riesame può integrare e motivare la decisione del G.i.p.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Disciplina del decreto di sequestro preventivo a fini di confisca e dei presupposti richiesti (fumus e periculum); la Corte ha ritenuto che i presupposti fossero stati adeguatamente valutati

Massime di principio

  • Sulle questioni di competenza territoriale, quando vi sono reati connessi occorre considerare tutti i reati e applicare l'art. 16 c.p.p.: prevale il giudice del reato più grave o, in caso di pari gravità, del primo reato; per i reati tributari il luogo di consumazione si individua nell'ultima utilizzazione del credito inesistente tramite F24, e se questo non è identificabile si applica il luogo di accertamento ai sensi dell'art. 18 d.lgs. 74/2000
  • Il "giudicato cautelare" non opera se la precedente decisione che ha respinto una richiesta cautelare non ha effettuato un effettivo apprezzamento del periculum in mora o degli elementi di fatto e di diritto: decisioni fondate su vizi procedurali o sulla mancata deduzione delle esigenze cautelari da parte del P.M. non precludono una nuova valutazione
  • Per contrastare un sequestro preventivo reale o per equivalente è necessario fornire elementi concreti e verificabili sulla disponibilità e liquidabilità del patrimonio: mere attestazioni contabilistiche o generiche informazioni su fatturato e utili possono essere ritenute insufficienti se parte dell'attivo è "opaco" o costituito da crediti non immediatamente liquidabili
  • Il giudice del riesame può integrare la motivazione ove il decreto del G.i.p. presenti elementi valutabili e non manifestamente carenti; la Corte di merito non è limitata a una mera verifica formale ma valuta complessivamente il rischio di dispersione dei profitti
  • La riqualificazione del reato operata dal giudice del riesame non annulla automaticamente la valutazione della competenza quando la connessione e la successione temporale dei fatti consentono comunque di individuare il foro competente

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