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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15639/2022 del 21/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Milano del 14/07/2020 che confermava (in gran parte) la condanna di primo grado per una serie di furti pluriaggravati (art.624-bis c.p. e art.624 c.p. con aggravanti ex art.625, c.1 nn.2 e 5). Le censure si concentrano su: 1) errata qualificazione giuridica di alcuni episodi come "furto in privata dimora" (art.624-bis) anziché semplice furto (art.624); 2) travisamento della prova e valutazione contrastante delle dichiarazioni confessorie e delle intercettazioni; 3) vizio di motivazione e di trattamento sanzionatorio (contestazione dell'applicazione della misura della pena in relazione al minimo edittale e alla personalità criminale del reo); 4) mancanza del dolo specifico per il furto in abitazione e insussistenza della qualità di privata dimora per taluni luoghi; 5) contestazione della qualificazione della fattispecie di ricettazione e della prova della consapevolezza della provenienza illecita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi proposti, ma ha parzialmente accolto i ricorsi di Masini e Veseloviq con riguardo ai capi B3 e B5, ritenendo che la Corte territoriale non abbia adeguatamente applicato i principi della giurisprudenza delle Sezioni Unite sul concetto di "privata dimora" (Cass. SU n.31345/2017). Per tali capi la sentenza è stata annullata e la causa rinviata per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Milano. Tutti gli altri motivi dei due ricorrenti sono stati dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza. Il ricorso del Ferri è stato dichiarato inammissibile nella sua interezza; il Ferri è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle Ammende la somma di euro 3.000 ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p.

    Disciplina il furto in "privata dimora"; la Corte richiama l'interpretazione restrittiva delle Sezioni Unite: per la sussunzione occorrono tre elementi concorsuali (uso per atti della vita privata in modo riservato, durata/stabilità del rapporto luogo-persona, non accessibilità senza consenso).

  • art. 624 c.p.

    Fattispecie base del furto; alcuni episodi possono essere riqualificati dal giudice se mancano i requisiti della privata dimora previsti dall'art.624-bis.

  • art. 625, comma 1, nn. 2 e 5 c.p.

    Aggravanti che possono concorrere con il reato di furto (es. valori particolari della refurtiva, modalità), rilevanti ai fini del trattamento sanzionatorio anche se la qualificazione 'privata dimora' viene esclusa.

  • art. 606 c.p.p.

    Norma sulle ipotesi di ricorso per cassazione (lett. b, c, e richiamate): la Corte precisa i limiti delle censure ammissibili (es. il 'travìsamento' della prova deve essere provato in modo definito e non con letture alternative generiche) e valuta la sufficienza motivazionale.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede l'onere di versamento alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 a carico del Ferri.

  • Cass. SU, n.31345 del 23/03/2017 (D'Amico)

    Giurisprudenza di legittimità che fornisce i criteri interpretativi per il concetto di 'privata dimora' ai fini dell'art.624-bis: occorrono utilizzazione per atti della vita privata in modo riservato, durata apprezzabile del rapporto e non accessibilità senza consenso; tale interpretazione è stata ritenuta vincolante e ha portato alla necessità di riesaminare la qualificazione di alcuni episodi.

Massime di principio

  • La qualificazione del furto come "in privata dimora" (art.624-bis) richiede verificare tre elementi: uso per atti della vita privata in modo riservato, rapporto duraturo fra luogo e titolare e non accessibilità senza consenso; in assenza di uno di questi elementi è più corretta la qualificazione sotto art.624.
  • Per ottenere la riforma in Cassazione sulla valutazione probatoria (travìsamento della prova) è necessario indicare in modo preciso e non equivoco come la valutazione delle dichiarazioni sia stata deformata; richieste generiche o letture alternative della prova sono inammissibili.
  • La Corte d'appello deve motivare in concreto la scelta della misura della pena, ma può legittimamente valorizzare la gravità della personalità criminale e i precedenti per giustificare una determinazione verso il medio edittale; le contestazioni sul calcolo del minimo edittale richiedono doglianze puntuali sull'applicabilità temporale delle norme penali.
  • Quando si contesta la privatezza o l'abbandono di un immobile, elementi fattuali materiali (presenza di arredi, oggetti di valore, indicazioni sul citofono) possono essere determinanti per escludere l'abbandono e quindi sostenere la configurabilità di art.624-bis.
  • Se la Cassazione annulla limitatamente alcuni capi per vizio di qualificazione, il processo non si conclude con l'assoluzione: la causa viene rinviata per nuovo esame alla Corte territoriale che dovrà riesaminare la qualificazione alla luce dei criteri giurisprudenziali indicati.
  • I ricorsi formulati in modo generico o che non superano la soglia di 'palese e non controversa' contraddizione rischiano di essere dichiarati inammissibili; ciò può comportare l'onere delle spese e l'applicazione di somme a favore della Cassa delle Ammende.

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