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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35297/2024 del 19/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto di competenza relativo a un incidente di esecuzione per la revoca della sospensione condizionale della pena nei confronti di Alberto Argentieri. La questione era quale giudice dell'esecuzione fosse competente in presenza di più provvedimenti eseguibili: la Corte d'appello di Lecce (Sez. distaccata di Taranto) aveva ritenuto competente un suo ufficio sulla base del casellario che indicava una sentenza divenuta irrevocabile il 19/03/2023, mentre il GUP di Taranto sosteneva la propria competenza indicando come ultima irrevocabile il decreto penale del 5/01/2019 reso definitivo il 20/05/2023. La controversia è stata rimessa alla Corte di Cassazione per la risoluzione del conflitto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha affermato la competenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, nella fase di esecuzione, la competenza funzionale del giudice dell'esecuzione si radica al momento della presentazione della domanda (principio della perpetuatio iurisdictionis) e che, se esistono più provvedimenti eseguibili nei confronti dello stesso soggetto, rileva quale criterio oggettivo e cronologico la sentenza eseguibile divenuta irrevocabile per ultima (art. 665, comma 4, cod. proc. pen.). Sul punto, esaminando gli atti, la Corte ha concluso che l'ultima sentenza divenuta irrevocabile era il decreto penale emesso dal GUP di Taranto (5/01/2019, irrevocabile il 20/05/2023), anteriore o posteriore rispetto alle altre sentenze in modo tale da determinare la competenza al GUP di Taranto; ha quindi disposto la trasmissione degli atti a detto ufficio.

Norme richiamate

  • art. 28, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la procedura di rimessione degli atti alla Corte di Cassazione in caso di conflitto di competenza; usata come base procedurale per la decisione sul conflitto.

  • art. 30, cod. proc. pen.

    Richiamato come riferimento alle regole sul conflitto di competenza tra giudici; la Corte lo utilizza insieme agli artt. 28 e 31 per la disciplina del conflitto.

  • art. 31, cod. proc. pen.

    Norma parte del corpus sulle modalità di risoluzione del conflitto di competenza, richiamata per motivare l'intervento della Corte di Cassazione.

  • art. 32, cod. proc. pen.

    Usata dalla Corte per dichiarare l'ammissibilità del conflitto in presenza di stasi processuale ed esigenza di decisione risolutiva.

  • art. 665, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma decisiva nel merito: stabilisce il criterio cronologico per determinare la competenza funzionale del giudice dell'esecuzione in caso di pluralità di provvedimenti eseguibili, attribuendo la competenza al giudice che ha pronunciato la sentenza eseguibile divenuta irrevocabile per ultima.

Massime di principio

  • In materia di esecuzione la competenza funzionale del giudice si determina al momento della presentazione della domanda (principio della perpetuatio iurisdictionis) e si mantiene anche se successivamente intervengono altre sentenze.
  • Se nei confronti dello stesso soggetto esistono più provvedimenti eseguibili, il giudice competente è quello che ha pronunciato l'ultimo provvedimento eseguibile divenuto irrevocabile (criterio cronologico previsto dall'art. 665, comma 4, cod. proc. pen.).
  • Per individuare la competenza non è decisivo il solo contenuto del casellario giudiziale se differente dalla situazione fattuale maturata al momento della presentazione della domanda; rileva la situazione effettiva al momento della domanda in executivis.
  • La determinazione della competenza cerca di assicurare che tutte le questioni riguardanti l'esecuzione di provvedimenti multipli afferiscano a un unico giudice, in modo da garantire unità di trattamento e decisionale.
  • Il ricorso al conflitto di competenza è ammissibile quando si produce stasi processuale dovuta al rifiuto dei giudici interessati a conoscere del medesimo procedimento; in tal caso la Corte di Cassazione decide e assegna la competenza.

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