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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21357/2023 del 18/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi in diversi periodi (in prevalenza truffe online) coperti da distinte decisioni irrevocabili. La Corte territoriale, con ordinanza del 13/04/2022, aveva respinto la domanda ritenendo che l'ampio arco temporale (dal 2011 al 2015) indicasse più un'abitualità che una deliberazione unitaria. Tosato ha impugnato sostenendo che la Corte non aveva considerato due decisioni definitive emesse in sede cognitoria che avevano già riconosciuto la continuazione tra reati commessi tra il 2009 e il 2012, circostanza rilevante per la valutazione dei nessi ideativi e temporali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato l'omissione motivazionale della Corte di Appello nel non valutare e confrontare espressamente le risultanze di due decisioni definitive che avevano riconosciuto la continuazione per reati commessi nel periodo 2009-2012. La Cassazione ha richiamato l'orientamento secondo cui il giudice dell'esecuzione, pur avendo libertà di giudizio, non può trascurare le valutazioni già compiute in sede cognitoria e, se dissente, è tenuto a motivare in modo rafforzato. Per queste ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello di Venezia per nuovo giudizio, con la precisazione che il giudice di rinvio conserva la libertà di valutazione.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    L'art. 671 c.p.p. regola la cognizione del giudice dell'esecuzione sulle richieste di riconoscimento della continuazione; il giudice esercita discrezionalità ma è tenuto a valutare le risultanze precedenti e a motivare specificamente se discorda dalle decisioni cognitive.

  • Sez. I n. 54106 del 24/03/2017, rv 271903 (giurisprudenza della Cassazione)

    Precedente che afferma il dovere del giudice dell'esecuzione di non trascurare le valutazioni già espresse in sede cognitoria circa la sussistenza del vincolo di continuazione e, in caso di rifiuto, l'obbligo di motivazione rafforzata rispetto alle decisioni definitive dedotte.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve esaminare e confrontare espressamente le decisioni definitive emesse in sede cognitoria che hanno già valutato la sussistenza della continuazione tra reati; la mancata considerazione integra vizio motivazionale.
  • Pur avendo ampia discrezionalità nel valutare la continuazione, il giudice che dissente da una precedente decisione cognitiva è obbligato a motivare in modo rafforzato la scelta di non riconoscere il vincolo.
  • La mera ampiezza temporale degli episodi (es. comportamenti distribuiti su più anni) può far propendere per l'assenza di un unico disegno criminoso (abitudinarietà), ma ciò deve risultare da una motivazione adeguata che espliciti il confronto con eventuali decisioni precedenti che hanno riconosciuto la continuazione.
  • La presenza di decisioni esecutive o cognitive contrastanti non esime il giudice dell'esecuzione dal dovere di valutare tutte le risultanze e di giustificare puntualmente il proprio convincimento; l'omissione può giustificare annullamento e rinvio.
  • In situazioni analoghe è utile documentare e dedurre espressamente in sede esecutiva le decisioni cognitive favorevoli al riconoscimento della continuazione e richiedere che il giudice le prenda in considerazione nel suo giudizio.

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