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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20856/2023 del 16/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 28/09/2022 che ha respinto la richiesta di detenzione domiciliare. Il ricorrente, collaboratore di giustizia, deduce violazione e erronea applicazione dell'art. 16-nonies (accesso ai benefici per il collaboratore che dia prova di ravvedimento) e difetto di motivazione, sostenendo di avere interrotto i legami criminali, di aver collaborato e di aver tenuto una condotta carceraria positiva (lavoro, permessi premio, partecipazione alle attività trattamentali). Contesta inoltre la valutazione negativa basata su due pendenze per reati meno gravi (violazione della normativa sulle armi).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato per carenza motivazionale: pur riconoscendo il Tribunale di sorveglianza elementi positivi (regolare condotta, partecipazione alle attività trattamentali, permessi premio, progettualità lavorativa e familiare), l'ordinanza non ha spiegato con sufficiente puntualità perché l'ammissione alla detenzione domiciliare fosse prematura, limitandosi a riferirsi a due pendenze giudiziarie. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Roma per nuovo giudizio e più puntuale motivazione.

Norme richiamate

  • art. 16-nonies, d.l. 15 gennaio 1991, n. 8, conv. in legge 15 marzo 1991, n. 82

    Consente l'accesso ai benefici penitenziari per il collaboratore di giustizia che dia prova di ravvedimento; impone al Tribunale di sorveglianza una valutazione complessiva della personalità, della condotta, e della revisione critica della vita antefatto del condannato

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Consente il ricorso per cassazione per violazione di norme e per difetto o contraddittorietà della motivazione; utilizzato per censurare la valutazione del Tribunale sulla concessione del beneficio

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita la trattazione dei motivi in cassazione alla sintesi necessaria per la decisione; richiamato incidentalmente nella descrizione del motivo

Massime di principio

  • Per i collaboratori di giustizia l'accesso ai benefici penitenziari richiede valutazione globale: condotta carceraria, partecipazione ai trattamenti, permessi premio, lavoro e concreta revisione critica della vita antecedente sono elementi decisivi.
  • La presenza di pendenze per reati meno gravi non è di per sé sufficiente a escludere la detenzione domiciliare; il Tribunale deve motivare in modo puntuale perché tali pendenze impediscano il beneficio, valutandone il peso rispetto alle positive emergenze istruttorie.
  • Una motivazione generica o contraddittoria del provvedimento di diniego può determinare l'annullamento e il rinvio da parte della Corte di cassazione per un nuovo esame.
  • Chi richiede il beneficio deve documentare il ravvedimento con elementi concreti (collaborazione, lavoro, permessi premio, partecipazione a programmi trattamentali e prospettiva di reinserimento) poiché il giudice valuta il complesso del percorso.
  • I tribunali di sorveglianza, nel rigettare istanze basate su art. 16-nonies, devono esplicitare chiaramente il ragionamento che bilancia rischi e profili positivi del detenuto; la mancata esplicitazione è causa di censura in cassazione.

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