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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2603/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza per mancata motivazione, sostenendo che il Tribunale del riesame non ha spiegato perché i materiali rinvenuti sul terreno siano stati qualificati come rifiuti e non come beni riutilizzabili; in subordine chiede che la qualificazione fosse limitata a frigoriferi e sanitari e, considerata la natura domestica, la condotta fosse inquadrata come illecito amministrativo ex art. 255 d.lgs. 152/2006.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che la motivazione del Tribunale fosse esaustiva: il sequestro probatorio è giustificato dal fumus del reato di discarica abusiva (art. 256 d.lgs. 152/2006) alla luce dell'estensione dell'area, della varietà dei materiali abbandonati confusamente, della modalità di accumulo (posati in terra in stato di degrado), dell'assenza di protezione del suolo dalla percolazione e della mancanza di riparo dagli agenti atmosferici. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 256

    art. 256 d.lgs. n. 152 del 2006

    La norma è stata applicata come fattispecie penale di discarica abusiva: la presenza di un'area estesa con materiali diversi, accumulati direttamente sul suolo e in stato di degrado, integra il fumus del reato giustificando il sequestro probatorio.

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 255

    art. 255 d.lgs. n. 152 del 2006

    Richiamata dalla difesa come possibile inquadramento per rifiuti di natura domestica; la Corte tuttavia ritiene che, dati gli elementi concreti (estensione, diversità e modalità), la fattispecie penale dell'art. 256 sia più aderente al caso di specie.

  • codice di procedura penale, art. 325

    La Corte ricorda che il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è consentito solo per violazione di legge; tale nozione comprende anche vizi della motivazione così gravi da rendere il provvedimento privo dei requisiti minimi di comprensione.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. U. n. 25932/2008; Sez. 2 n. 18952/2017)

    Sez. U. n. 25932 del 29/05/2008; Sez. 2, n.18952 del 14/03/2017

    Precisa i limiti di ammissibilità del ricorso in cassazione in materia di misure cautelari reali e definisce i requisiti minimi della motivazione che la Corte deve ritenere comprensibile e non meramente apparente.

Massime di principio

  • Il ricorso in cassazione contro provvedimenti cautelari reali è ammesso principalmente per violazione di legge: non basta la mera insoddisfazione per la valutazione dei fatti, occorre un vizio di diritto o una motivazione mancante/apparentemente insufficiente.
  • Per qualificare materiali rinvenuti come "rifiuti" anziché beni riutilizzabili il giudice valuta elementi oggettivi: estensione dell'area, eterogeneità e quantità dei materiali, modalità di accumulo, stato di degrado, assenza di protezione del suolo e esposizione agli agenti atmosferici.
  • Se l'intervento riguarda pochi beni di natura domestica abbandonati, può valutarsi l'ipotesi dell'illecito amministrativo (art. 255 d.lgs. 152/2006), ma tale inquadramento non tiene se ricorrono elementi che fanno ritenere una discarica abusiva (art. 256).
  • Una motivazione che esplicita le ragioni fattuali e giuridiche alla base del sequestro (come nel caso di specie) rende il ricorso per cassazione inammissibile; il ricorrente rischia anche condanne per spese e ammende se il ricorso è infondato.
  • In casi simili conviene documentare con precisione la natura, quantità, modalità di deposito e lo stato dei materiali per contestare adeguatamente la qualificazione come rifiuti o per mostrare che si tratta di mera custodia temporanea/finalità di riuso.

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