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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18741/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo il motivo non consentito perché meramente reiterativo di censure già dedotte in appello e comunque manifestamente infondato. Ha quindi condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Con unico atto due imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano del 21/10/2025. L’unico motivo deduceva vizio di motivazione per asserita mancanza di motivazione sulla tardività della querela, sostenendo che la querela sarebbe stata proposta oltre i termini. La Corte di cassazione rileva che la doglianza era già stata proposta in appello e lì puntualmente disattesa con motivazione logica e completa; aggiunge che la sentenza impugnata conteneva anche un’analisi specifica della disciplina dei termini di querela, con particolare riferimento alla gestione dei sinistri in ambito assicurativo, dimostrando la tempestività della querela.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita la mera riproposizione di censure già dedotte in appello e specificamente disattese dal giudice di merito con motivazione immune da vizi logici.
  • La doglianza sulla tardività della querela è manifestamente infondata quando la sentenza impugnata abbia fornito una motivazione puntuale sulla tempestività della stessa e abbia applicato correttamente la disciplina dei termini di proposizione.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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