Cassazione Penale, Sentenza n. 46029/2024 del 16/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Longobardi impugna l'ordinanza del 20/03/2024 (emanata in sede di rinvio) che aveva applicato l'interdizione dall'esercizio della professione per un mese, deducendo tre censure principali: 1) omissione di un approfondimento motivazionale richiesto dalla sentenza di annullamento della Corte di Cassazione; 2) errata qualificazione giuridica del fatto — la difesa sostiene che la condotta andrebbe inquadrata come induzione indebita a dare o promettere (art. 319‑quater c.p.) e non come corruzione in atti giudiziari (art. 319‑ter c.p.); 3) vizio motivazionale in relazione alla sussistenza del pericolo di reiterazione e, dunque, dell'attualità delle esigenze cautelari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato e assorbente: ha ritenuto la motivazione dell'ordinanza del Tribunale inadeguata rispetto alle indicazioni della sentenza di annullamento, mancando un corretto inquadramento giuridico e una valutazione specifica degli elementi investigativi richiesti (in particolare delle comunicazioni tra i protagonisti e del contesto fattuale). Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Salerno per un nuovo esame conformemente alle indicazioni della Cassazione (ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.).
Norme richiamate
art. 319‑ter cod. pen. (corruzione in atti giudiziari)
La Corte osserva che il Tribunale aveva valutato la gravità indiziaria facendo riferimento a una ipotesi di corruzione propria non contestata; occorre invece valutare la fattispecie astrattamente configurabile (anche corruzione in atti giudiziari 'impropria') alla luce delle risultanze e del contesto probatorio
art. 319‑quater cod. pen. (induzione indebita a dare o promettere)
La difesa ha prospettato la qualificazione come induzione indebita; la Cassazione segnala che il Tribunale non ha adeguatamente esaminato gli elementi che potrebbero giustificare tale diversa qualificazione e quindi dovrà valutare in sede di rinvio se i fatti rientrino in questa fattispecie
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
Norma procedurale che disciplina il rinvio per nuovo giudizio dopo annullamento: la Corte ha annullato l'ordinanza e ha rimesso la decisione al Tribunale di Salerno affinché motivi nuovamente la valutazione cautelare secondo le indicazioni fornite
Massime di principio
- Quando la Corte di legittimità annulla una decisione per carenza motivazionale, il giudice di rinvio è obbligato a sviluppare puntualmente le indicazioni fornite, esaminando specificamente gli elementi probatori e le comunicazioni segnalate dalla Cassazione
- La qualificazione giuridica del fatto (es. corruzione vs. induzione indebita) richiede una motivazione esplicita: il giudice deve confrontare le condotte e le finalità dedotte con gli estremi normativi e spiegare perché una fattispecie è preferita rispetto all'altra
- La gravità indiziaria non può essere accertata con affermazioni generiche; occorre collegare fatti concreti, modalità operative e scambio corruttivo ipotizzato per dimostrare l'attendibilità dell'incolpazione
- La sussistenza del pericolo di reiterazione o di inquinamento probatorio deve essere valutata con riferimento a elementi concreti e attuali, non con considerazioni astratte o meramente prognostiche
- In procedimenti cautelari su professionisti (es. interdizione dall'esercizio della professione) il bilanciamento tra esigenze cautelari e tutela della posizione professionale richiede motivazioni particolarmente circostanziate
- Se la difesa prospetta un'inquadratura alternativa del reato, il giudice deve affrontare esplicitamente tale prospettazione e motivare il rifiuto o l'accoglimento, anche alla luce delle risultanze investigative già acquisite
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