Sentenza n. 6094/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento - previa tutela cautelare - DEL DINIEGO DI VISTO D’ INGRESSO IN ITALIA PER LAVORO SUBORDINATO.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, dopo avere ottenuto dal competente Sportello Unico per l’Immigrazione un nulla osta nominativo al lavoro subordinato come operaio di manovra nel settore edilizio, ha ricevuto dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad un diniego di visto, motivato dal fatto che il nulla osta era stato richiesto per un operaio di manovra, mentre l’interessato non disponeva di patente di guida per alcun veicolo. Il ricorrente ha dedotto il difetto di istruttoria, il difetto di motivazione congrua e l’eccesso di potere, sostenendo che la qualifica professionale non implicava necessariamente il possesso di una patente valida in Italia e depositando comunque copia della patente conseguita in Pakistan.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego di visto. Ha ritenuto apodittica la motivazione dell’Ambasciata e non adeguatamente corroborata da un accertamento istruttorio. In particolare, la decisione non chiariva per quale ragione lo svolgimento delle mansioni di operaio di manovra nel settore edilizio richiedesse necessariamente una patente di guida valida sul territorio nazionale. Il giudice ha rilevato inoltre che il nulla osta nominativo era stato rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione e non era stato revocato, né erano stati disposti ulteriori accertamenti da parte dell’Ispettorato del Lavoro. In sede di riesercizio del potere, la Rappresentanza diplomatica non potrà reiterare il diniego sulla base delle scarne risultanze istruttorie già acquisite. Il MAECI è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori e rimborso del contributo unificato ove versato.
Massime di principio
- Il diniego di visto d’ingresso per lavoro subordinato è illegittimo quando si fonda sull’assunto apodittico che una determinata qualifica professionale richieda il possesso di una patente di guida, senza uno specifico accertamento istruttorio sulle mansioni concretamente previste e sui requisiti necessari per svolgerle.
- L’autorità diplomatica, prima di negare un visto per lavoro subordinato sulla base di una valutazione relativa ai requisiti professionali del lavoratore, deve motivare in modo congruo e verificare adeguatamente i fatti rilevanti, soprattutto quando il lavoratore dispone di un nulla osta nominativo rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione e non revocato.
- Il riesercizio del potere amministrativo dopo l’annullamento giudiziale non può fondarsi sulle medesime risultanze istruttorie scarne e insufficienti già ritenute inidonee a giustificare il diniego.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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