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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18441/2024 del 10/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione con un unico motivo: censura, sotto il profilo di violazione di legge e vizio di motivazione, dell'accertamento della mancata conoscenza del procedimento e/o del provvedimento da parte della ricorrente. La ricorrente deduce che non si sarebbe potuto prescindere dall'evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha superato l'istituto della contumacia in favore del principio della effettiva conoscenza del procedimento, sostenendo dunque che la Corte di appello avrebbe erroneamente valutato la sussistenza della conoscenza del processo da parte della difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere manifestamente infondato. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte di Appello secondo cui la ricorrente era assistita da un difensore di fiducia che aveva espletato il mandato (seppur non con continuità), e ha considerato il motivo di ricorso generico e aspecifico, privo di puntuale allegazione di fatti che dimostrassero la mancata effettiva conoscenza del procedimento. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, con riferimento all'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Articolo richiamato per disporre la condanna alle spese processuali e la sanzione pecuniaria a carico del ricorrente per ricorso manifestamente infondato; utilizzato come base normativa per la comminazione della somma in favore della Cassa delle ammende.

  • Corte costituzionale, sent. 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata dalla Corte per giustificare la possibilità di liquidare una sanzione equitativa valutando i profili di colpa emergenti dall'impugnazione; usata come supporto per la quantificazione e liceità della sanzione.

Massime di principio

  • La mera affermazione astratta della mancata "effettiva conoscenza" del procedimento non è sufficiente: il ricorrente deve fornire elementi concreti e puntuali (prove documentali o fatti specifici) che dimostrino l'assenza di informazione o di comunicazione da parte del difensore.
  • Quando l'imputato è assistito da un difensore di fiducia che ha espletato il mandato, la giurisprudenza tende a valorizzare il rapporto fiduciario e a ritenere che la comunicazione e le scelte processuali (comprese quelle relative all'impugnazione) ricadano nell'ambito della responsabilità del difensore, salvo prova contraria.
  • L'evoluzione normativa e giurisprudenziale verso la tutela della "effettiva conoscenza" non elimina l'onere probatorio del ricorrente: anche in epoca post-contumacia, per ottenere rinnovazione o remissione in termini è necessario documentare concretamente l'assenza di conoscenza o l'ostacolo alla partecipazione.
  • Ricorsi in cassazione vaghi o non supportati da una ricostruzione fattuale precisa possono essere dichiarati inammissibili e comportare sanzioni pecuniarie ex art. 616 c.p.p.; valutare bene la fondatezza e la specificità delle censure prima di proporre ricorso.
  • In vista di una contestazione simile, è utile raccogliere e documentare tutte le comunicazioni tra difensore e assistito, gli atti notificati, eventuali impedimenti oggettivi alla conoscenza e qualsiasi prova che dimostri la carenza di informazione effettiva, per superare l'apprezzamento sfavorevole basato sul rapporto fiduciario.

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