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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9487/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., di riconoscere la continuazione tra plurime condanne irrevocabili per reati in materia di stupefacenti (sentenze del 31/03/2013, 12/10/2018 e 17/10/2019). Arguiva che i reati erano omogenei, temporalmente vicini e che l'attività associativa accertata comprendeva sia cessioni sia detenzioni di vari tipi di droga, compresa la marijuana, sicché sussisterebbero i requisiti per la continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha adeguatamente valutato i requisiti della continuazione (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità e programmazione) e ha ritenuto che le detenzioni di marijuana fossero episodiche e temporalmente distanti rispetto all'attività associativa, la quale era orientata a droghe piu' 'pesanti'. Le censure della ricorrente sono state considerate valutazioni di merito o aspecifiche. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    La norma disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; il suo accertamento richiede una verifica complessiva che dimostri la programmazione, al momento del primo reato, degli altri reati almeno nelle linee essenziali, valutando omogeneita', contiguita' spazio-temporale, modalita', sistematicita' e causali.

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che definisce i delitti in materia di stupefacenti; nel caso la Corte ha richiamato che l'associazione contestata era orientata a tipologie di sostanze diverse (droghe "pesanti") rispetto alle detenzioni occasionale di marijuana, elemento utile per escludere la continuazione.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione occorre dimostrare che, al momento del primo reato, gli altri fossero programmati almeno nelle linee essenziali: non basta la mera affinità materiale o l'appartenenza al medesimo settore criminogeno.
  • Gli elementi pertinenti sono: omogeneita' del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, modalita' operative, sistematicità/comportamenti abituali e le singole causali; uno o pochi indicatori isolati non sono sufficienti se i fatti successivi appaiono frutto di determinazioni estemporanee.
  • La continuazione tra reato associativo e reati 'fine' e' possibile solo se i reati fine risultano unitariamente oggetto di programmazione secondo il disegno criminoso all'atto dell'ingresso nel sodalizio.
  • Se il giudice dell'esecuzione motiva puntualmente la non riconducibilità dei singoli episodi al progetto criminoso (per esempio per occorrenza o distanza temporale), le critiche in Cassazione che si limitano a rivalutazioni di merito sono inammissibili.
  • In situazioni analoghe, chi richiede il riconoscimento della continuazione dovrebbe produrre o indicare elementi concreti di programmazione (pianificazione, ruolo continuativo, prove di sistematicità e temporalità ravvicinata) e non limitarsi a osservare la medesima materia oggetto dei reati.
  • Le impugnazioni che non confutano nel merito la ricostruzione motivata del giudice dell'esecuzione e si limitano a proposte alternative di valutazione sono ritenute infondate e possono essere dichiarate inammissibili con condanna a spese e sanzioni.

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