Cassazione Penale, Sentenza n. 2533/2022 del 24/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna per violazione di legge e vizio di motivazione l'ordinanza che ha applicato la custodia in carcere, contestando che il Pubblico Ministero avrebbe limitato la richiesta al solo reato associativo rendendo non chiaro quali capi fossero ritenuti gravemente indiziati; sostiene inoltre carenza di riferimenti probatori significativi, argomentazioni meramente assertive non idonee a dimostrare la gravità indiziaria, e censura la valutazione delle esigenze cautelari (non tener conto della sua incensuratezza, parificazione di condotte disomogenee e sproporzione della misura).
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene che il Tribunale di appello abbia dato ampia e dettagliata motivazione, richiamando significative risultanze investigative (es. partecipazione a cessioni, rapporti con fornitori, prelievi dalla cassa comune, ricezione di un 'stipendio' settimanale, gestione rapporti con acquirenti, invio di indumenti a detenuti, partecipazione a riunioni associative) e che tali elementi costituiscano gravità indiziaria rispetto al reato associativo. Quanto alle esigenze cautelari, il Tribunale ha valutato la gravità, la serialità, il ruolo e la complessità dell'organizzazione, ravvisando un concreto pericolo di reiterazione del reato. Perciò il gravame è generico e insufficiente a superare la motivazione; il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende; si ordinano gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 28 R.
Norme richiamate
D.P.R. 309/1990, art. 73
Evincibile dal testo: norma richiamata in relazione a reati in materia di stupefacenti contestati all'indagato; utilizzata per qualificare le condotte oggetto d'indagine
D.P.R. 309/1990, art. 74
Evincibile dal testo: norma richiamata con riferimento alle ipotesi aggravate e all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; impiegata nella ricostruzione della gravità indiziaria e nella qualificazione della fattispecie
art. 28 R.
Evincibile dal testo: riferimento formale agli adempimenti di cancelleria da eseguire a seguito della pronuncia
Massime di principio
- Per censurare efficacemente un provvedimento cautelare è necessario contestare in modo specifico e circostanziato le argomentazioni del giudice; censure generiche o il richiamo a principi astratti risultano inammissibili.
- Una motivazione che elenca e valuta riscontri investigativi concreti (ruolo nell'organizzazione, rapporti con fornitori, gestione di fondi comuni, rapporti con acquirenti, invii verso detenuti, retribuzioni) può essere ritenuta idonea a dimostrare la gravità indiziaria per il reato associativo.
- Nella valutazione delle esigenze cautelari il giudice può legittimamente considerare la gravità, la serialità delle condotte, la professionalità dell'agire, il quantitativo di stupefacente e la complessità organizzativa per ritenere sussistente un pericolo concreto di reiterazione.
- La sussistenza di una presunzione relativa connessa all'appartenenza associativa richiede che il difensore fornisca elementi specifici per superarla; la mera affermazione della propria buona condotta o dell'incensuratezza non è sufficiente se contraddetta da riscontri investigativi rilevanti.
- Le impugnazioni in Cassazione contro provvedimenti cautelari devono rispettare i limiti della specificità richiesti dalla giurisprudenza: estrapolare frasi isolate dalla motivazione complessiva non è efficace se non si dimostra l'insussistenza o l'illogicità complessiva del ragionamento del giudice.
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