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Sentenza

Sentenza del 13/02/2018 n. 618 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

Avviso di accertamento IRPEF- Annullamento dell'atto in contestazione in autotutela - dichiarato estinto il giudizio con condanna alle spese dell'Agenzia delle entrate - Legittima la condanna alle spese di giudizio.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il contribuente ha contestato un avviso di accertamento IRPEF emesso dall'Agenzia delle entrate. L'Ufficio, pur disponendo già prima del ricorso di elementi e atti idonei a evidenziare l'infondatezza della pretesa, avrebbe potuto evitare la notifica dell'avviso oppure annullarlo immediatamente dopo la proposizione del ricorso. L'annullamento in autotutela ha determinato la cessazione della materia del contendere, ma è rimasta controversa la legittimità della condanna dell'Amministrazione alle spese di giudizio.

La decisione

Il giudizio è stato dichiarato estinto per l'annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento. Tuttavia, l'Agenzia delle entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali, poiché avrebbe potuto evitare sia l'emissione o la notifica dell'atto sia la prosecuzione del giudizio, essendo già a conoscenza di elementi contrari alla pretesa tributaria. La condanna alle spese è stata ritenuta legittima anche alla luce dei principi di correttezza, buona fede e legittimo affidamento.

Norme richiamate

  • Art. 10, commi 1 e 2, della legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente)

    Il rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria è improntato al principio della collaborazione e della buona fede.

    La norma tutela il legittimo affidamento del contribuente quando l'azione dell'Amministrazione appare legittima e coerente, il contribuente agisce in buona fede e sussistono circostanze specifiche che giustificano tale affidamento. Le ipotesi espressamente previste dalla norma non esauriscono la portata generale del principio.

  • Art. 2697 del codice civile

    Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

    Nel processo tributario l'Amministrazione, pur non essendo formalmente attrice processuale, è parte attrice sostanziale in quanto fa valere la pretesa impositiva; pertanto deve dimostrarne il fondamento con elementi certi e concreti.

Massime di principio

  • L'annullamento in autotutela dell'atto impugnato non esclude automaticamente la condanna dell'Amministrazione alle spese: il giudice può valutare quale parte abbia determinato la necessità del processo.
  • Se l'Ufficio disponeva già prima del ricorso di documenti o informazioni idonei a escludere la pretesa tributaria, l'emissione o la mancata tempestiva revoca dell'atto può giustificare la condanna alle spese.
  • La cessazione della materia del contendere risolve l'oggetto della controversia, ma non impedisce di regolare le spese sulla base del principio di soccombenza virtuale o della valutazione della condotta processuale delle parti.
  • L'Amministrazione finanziaria deve fondare l'accertamento su elementi sufficienti, concreti e verificabili; in mancanza, il rischio processuale e le relative spese possono ricadere sull'Ufficio.
  • I rapporti tra contribuente e Amministrazione devono essere improntati a correttezza, collaborazione e buona fede. Un comportamento amministrativo contraddittorio o tardivo può ledere il legittimo affidamento del contribuente.

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