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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30216/2022 del 29/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma in appello della condanna per il reato di cui all'art. 13, comma 13-bis, D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286: l'imputato era stato espulso e, entro il quinquennio, rientrava in Italia senza autorizzazione. Il ricorrente deduceva, in particolare, la mancata traduzione del decreto di espulsione (art. 13, comma 7) e contestava che tale omissione avesse inciso sulla comprensione del divieto e sull'elemento soggettivo del reato; ha invocato altresì ipotesi di ignoranza inevitabile richiamando la giurisprudenza costituzionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, reiterativo e aspecifico. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato respingendo le censure: l'imputato dimostrava conoscenza della lingua italiana (licenza media conseguita in carcere) e non aveva mai affermato di non aver compreso il decreto; la richiesta di un'autorizzazione amministrativa per rientrare per motivi processuali è estranea alla fattispecie penale prevista dall'art. 13, comma 13-bis, essendo il reato integrato dal semplice reingresso dopo espulsione entro il quinquennio. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 - art. 13, comma 13-bis

    configura il reato di reingresso nel territorio dello Stato dopo espulsione senza la speciale autorizzazione del Ministero dell'Interno entro il termine previsto (quinquennio)

    La Corte ha interpretato la norma nel senso che la fattispecie si esaurisce nella condotta materiale del reingresso illecito entro il quinquennio dall'espulsione; la circostanza che il soggetto rientri per assistere a procedimenti a suo carico e che esista una possibile autorizzazione amministrativa non è elemento costitutivo del reato e non giustifica il rientro senza autorizzazione

  • D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 - art. 13, comma 7

    imposizione della traduzione per il decreto di espulsione e per qualsiasi atto concernente l'ingresso, il soggiorno e l'espulsione

    Il requisito della traduzione è previsto per garantire la comprensione dell'atto; tuttavia la Corte ha ritenuto che l'omessa traduzione non comporti automaticamente la nullità o l'inesistenza dell'effetto espulsivo se dal concreto comportamento emerge che l'interessato conosceva il contenuto o non ha provato di non averlo compreso

  • Codice penale - art. 5

    Richiamata in relazione all'errore sulla legge penale: la Corte ha escluso che nel caso fosse configurabile un errore sulla legge penale, ritenendo che l'ignoranza della norma non sia rilevante senza prova di inevitabilità dell'ignoranza

  • Codice penale - art. 47, comma 3

    Richiamato in ordine all'errore su legge extrapenale: la Corte ha ritenuto che non fosse dimostrabile un'ignoranza inevitabile rilevante ai sensi di tale disposizione

  • Codice di procedura penale - art. 616

    Norma applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 364/1998 (richiamata dalla difesa)

    Richiamata dalla difesa come possibile fondamento per l'ignoranza inevitabile; la Corte di Cassazione ha ritenuto che il caso concreto non rientrasse nei presupposti di tale giurisprudenza, in assenza di prova che l'imputato non potesse comprendere l'atto

Massime di principio

  • La fattispecie di reingresso dopo espulsione ai sensi dell'art. 13, comma 13-bis, si configura per il mero rientro entro il termine stabilito senza autorizzazione: l'esistenza di un processo penale pendente non costituisce di per sé scriminante
  • La mancata traduzione del provvedimento amministrativo può essere rilevante solo se dal caso concreto risulta che l'interessato non poteva comprendere il contenuto dell'atto; la conoscenza effettiva della lingua e il comportamento del soggetto sono elementi decisivi
  • Per sollevare con successo l'eccezione di ignoranza inevitabile occorre fornire prove concrete dell'impossibilità di comprendere l'atto o della privazione di mezzi idonei a comprendere il contenuto; non è sufficiente un'affermazione generica
  • L'elemento soggettivo del reato non viene automaticamente escluso dalla carenza di traduzione: il giudice valuta se l'omissione abbia realmente inciso sulla volontà e conoscenza dell'agente
  • Prima di rientrare nel territorio nazionale dopo un provvedimento di espulsione è prudente ottenere formalmente l'autorizzazione amministrativa o impugnare tempestivamente il provvedimento (anche mediante istanze di riesame o ricorsi amministrativi/giurisdizionali) e procurarsi una traduzione certificata per evitare profili di responsabilità penale
  • I ricorsi che ripropongono motivi già trattati in grado di appello, senza apportare nuovi argomenti o elementi probatori, rischiano l'inammissibilità e l'imposizione di sanzioni economiche

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