Cassazione Civile, Sentenza n. 24052/2023 del 07/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'avviso di accertamento IVA e sanzioni relativo all'anno 2008; censura della norma di cui all'art. 1, comma 109, della legge n. 311/2004 che imponeva l'autofatturazione ai cessionari che acquistavano tartufi da raccoglitori dilettanti/occasionali privi di partita IVA e rendeva indetraibile l'IVA su tali acquisti. La ricorrente deduceva violazione dei principi di neutralità dell'IVA, non discriminazione e parità di trattamento richiamando la Direttiva 2006/112/CE (art. 1 par. 2, comma 2; art. 2 par.1 lett. a)) e violazione dell'art. 117 Cost. mediante tre motivi di ricorso in Cassazione.
La decisione
La ricorrente ha rinunciato al ricorso per Cassazione (atto depositato e notificato prima dell'udienza) avendo aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. n. 119/2018 conv. l. n. 136/2018. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia al ricorso, ha compensato le spese di lite e ha escluso l'applicabilità dell'art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115/2002 (obbligo di versamento ulteriore del contributo unificato). Non è intervenuta pronuncia sul merito delle questioni sostanziali di compatibilità della norma con il diritto comunitario o costituzionale.
Norme richiamate
art. 1, comma 109, legge n. 311/2004 (finanziaria 2005)
Prevede il meccanismo di autofatturazione a carico del cessionario per gli acquisti di tartufi da raccoglitori dilettanti/occasionali senza partita IVA e la conseguente indetraibilità dell'IVA; è la norma sostanzialmente contestata dal contribuente. Nei precedenti di merito citati la disposizione era stata ritenuta non in contrasto con la Costituzione né con il diritto UE, in quanto l'imprenditore può trasferire l'onere dell'imposta al consumatore finale.
Direttiva 2006/112/CE, art. 1, par. 2, comma 2
Riferimento ai principi generali del sistema IVA (neutralità). La ricorrente sosteneva che la disciplina nazionale violava tali principi; tuttavia la Corte di Cassazione non si è pronunciata sul merito perché il ricorso è stato rinunciato.
Direttiva 2006/112/CE, art. 2, par. 1, lett. a)
Richiamata dalla ricorrente in relazione ai presupposti soggettivi e oggettivi dell'IVA e alla parità di trattamento; la questione non è stata esaminata in Cassazione per estinzione del giudizio.
art. 117, comma 1, Cost.
Invocato per sostenere la prevalenza e vincolatività del diritto UE sull'ordinamento nazionale; anche questa censura non è stata esaminata in sede di legittimità per rinuncia della parte.
d.l. n. 119/2018, conv. l. n. 136/2018 (definizione agevolata)
Norma che ha consentito alla ricorrente di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie; l'adesione ha determinato la rinuncia al ricorso e, quindi, l'estinzione del giudizio in Cassazione.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1‑quater
Prevede l'obbligo per la parte impugnante non vittoriosa di versare un'ulteriore somma sul contributo unificato; la Corte ha precisato che tale obbligo non si applica in caso di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso.
Massime di principio
- La rinuncia al ricorso in Cassazione prima dell'udienza, sottoscritta dalla parte e dal difensore e comunicata alla controparte, determina l'estinzione del procedimento e impedisce una pronuncia sul merito: quindi questioni sostanziali di compatibilità costituzionale o comunitaria restano non decise.
- L'adesione a una definizione agevolata (es. d.l. n. 119/2018 conv. l. n. 136/2018) può rendere conveniente la rinuncia al contenzioso; valutare sempre il trade‑off tra ottenere una pronuncia favorevole sul merito e i vantaggi immediati della definizione.
- Per essere valida la rinuncia occorre rispettare le formalità (atto sottoscritto da parte e difensore, notificato o depositato nei termini previsti) e deve intervenire prima dell'udienza: altrimenti non estingue il giudizio.
- In caso di estinzione per rinuncia le spese di lite possono essere compensate e non si applicano taluni obblighi sanzionatori (es. disposizioni sul contributo unificato previste per l'impugnante non vittorioso).
- Se si contesta la compatibilità nazionale con il diritto UE (es. principio di neutralità IVA), è necessario formulare chiaramente la questione e chiedere la disapplicazione della norma nazionale; tuttavia, tale censura può essere esaminata solo se il giudizio prosegue fino a decisione di merito.
- La giurisprudenza di merito ha talvolta ritenuto legittima la disciplina che impone autofatturazione e indetraibilità quando il soggetto imprenditoriale può trasferire l'onere fiscale al consumatore finale, ma l'esito dipende dalle specifiche fattuali e dalle argomentazioni giuridiche presentate.
- Prima di rinunciare a un ricorso strategico (specialmente per questioni di principio), valutare l'interesse alla precedente collegata di principio, la probabilità di successo in Cassazione e l'effetto vincolante di una sentenza di legittimità rispetto a soluzioni transattive.
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