Cassazione Penale, Sentenza n. 177/2022 del 10/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza del 20/05/2021 con cui il Giudice di Pace di Pescara aveva dichiarato il ricorrente colpevole del reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, d.lvo n. 286/1998 e lo aveva condannato a una multa di € 20.000. Il ricorso per cassazione deduce la violazione dell'art. 522 c.p.p. per l'applicazione della recidiva non previamente contestata all'imputato (né nel decreto di citazione né, in via suppletiva, nel corso del dibattimento).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato, senza rinvio, la parte della sentenza relativa all'applicazione della recidiva, ritenuta nulla per mancata contestazione ai sensi dell'art. 517 c.p.p. e dell'art. 522 c.p.p. Conseguentemente la Corte ha rideterminato la pena, riducendola alla pena base di € 12.000 di multa (anziché € 20.000). Sentenza annullata limitatamente all'applicazione della recidiva e pena rideterminata dalla Corte in applicazione dell'art. 620 lett. l c.p.p.
Norme richiamate
art. 14, comma 5-ter, d.lvo n. 286/1998
Norma sostanziale che definisce il reato per cui il ricorrente è stato condannato; qui è il titolo del fatto-reato ma l'attenzione della Cassazione riguarda l'applicazione della recidiva e non la qualificazione del reato.
art. 517 c.p.p.
Impone la contestazione suppletiva in udienza delle circostanze aggravanti non indicate nel decreto di citazione; la sua violazione impedisce l'applicazione della circostanza aggravante non contestata.
art. 522 c.p.p.
Sanziona la violazione delle norme sulla contestazione (come l'art. 517) con la nullità della sentenza nella parte relativa alla circostanza aggravante non contestata; enfatizza che l'applicazione della recidiva non contestata determina nullità della statuizione relativa.
art. 620 lett. l c.p.p.
Consente alla Corte di Cassazione di rideterminare la pena quando annulla, senza rinvio, la parte della sentenza relativa a circostanze che hanno influito sulla pena; qui la Corte ha rideterminato direttamente la pena base in € 12.000.
Massime di principio
- La recidiva e le altre circostanze aggravanti devono essere contestate nel decreto di citazione oppure, se omesse, devono essere contestate in udienza a norma dell'art. 517 c.p.p.; in mancanza non possono essere applicate.
- La violazione della regola di contestazione delle aggravanti comporta la nullità della parte della sentenza relativa alla circostanza aggravante (art. 522 c.p.p.), con conseguente impossibilità di aumentarne la pena sulla base di quella circostanza non contestata.
- La Corte di Cassazione può, quando opportuno, annullare senza rinvio la statuizione sulla aggravante e rideterminare la pena ai sensi dell'art. 620 lett. l c.p.p., evitando un nuovo giudizio di merito.
- In situazioni analoghe il difensore deve verificare che ogni circostanza aggravante sia stata formalmente contestata e, se assente, chiedere l'annullamento o la correzione della pena; il pubblico ministero e il giudice devono invece porre attenzione alla correttezza formale dell'imputazione per consentire l'applicazione delle aggravanti.
- Il giudice di merito non può fondare l'aumento di pena su circostanze non contestate: anche se il fatto materiale è provato, l'omessa contestazione formale delle aggravanti invalida la loro applicazione.
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