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Sentenza

Sentenza n. 1296/2026 - Bologna, Sezione 1

per l'annullamento - dell’ordinanza dello Sportello Unico per l’Edilizia del Comune di Ravenna, TL n. 652 del 14.05.2021, notificata il 19.05.2021recante ordinanza di demolizione d’ufficio per realizzazione in assenza di titolo di capanno da pesca e relativi corpi servizi lungo l’argine sinistro dei Fiumi Uniti in loc. Lido di Dante; - di ogni altro atto presupposto e/o comunque connesso a quello oggetto della presente impugnativa.

Giustizia amministrativa202100565

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione d’ufficio di opere realizzate senza titolo su area appartenente al demanio statale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari di opere)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza con cui il Comune aveva disposto la demolizione d’ufficio di alcune opere pertinenti a un capanno da pesca. Hanno dedotto la violazione dell’art. 35 d.P.R. n. 380/2001 e dell’art. 167 d.lgs. n. 42/2004, nonché eccesso di potere per difetto assoluto del presupposto e violazione dei principi sul giusto procedimento. In particolare, hanno sostenuto che, dopo la diffida a demolire, l’amministrazione avrebbe dovuto adottare e notificare una distinta ordinanza di demolizione, procedendo alla demolizione d’ufficio soltanto dopo l’inottemperanza anche a tale ordinanza. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, sostenendo che la precedente impugnazione della diffida, definita per perenzione, avrebbe precluso la contestazione dei relativi vizi, e ha comunque dedotto l’infondatezza delle censure.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato l’ordinanza di demolizione d’ufficio. Ha ritenuto che l’art. 35 d.P.R. n. 380/2001 imponga una sequenza procedimentale articolata in atti distinti: la diffida preventiva, l’ordinanza di demolizione e, solo in caso di persistente inottemperanza anche a quest’ultima, la demolizione d’ufficio quale esecuzione in danno. Il Comune, avendo proceduto direttamente dalla diffida alla demolizione d’ufficio, ha omesso l’ordinanza di demolizione e il correlato accertamento dell’inottemperanza, privando gli interessati della possibilità di adempiere spontaneamente ed evitando gli oneri dell’esecuzione in danno. L’atto è stato quindi ritenuto intempestivo e illegittimo per difetto del necessario presupposto procedimentale. Il TAR ha respinto l’eccezione fondata sulla perenzione del precedente ricorso contro la diffida, rilevando che la diffida è un atto endoprocedimentale e la sua impugnazione è facoltativa; la perenzione estingue il singolo giudizio, ma non preclude l’impugnazione del successivo provvedimento conclusivo né la deduzione dei vizi della sequenza procedimentale. Ha precisato che sarebbe diverso il caso di mancata tempestiva impugnazione dell’ordinanza di demolizione, cui fosse prestata acquiescenza, seguita dall’impugnazione dell’esecuzione in danno per far valere vizi dell’atto presupposto. Sono stati fatti salvi gli ulteriori eventuali provvedimenti dell’amministrazione e le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. n. 380/2001

    “... il dirigente o responsabile dell'ufficio, previa diffida non rinnovabile, ordina al responsabile dell'abuso la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi, dandone comunicazione all'ente proprietario del suolo”.

    La disposizione richiede una sequenza necessaria composta dalla diffida, dall’ordinanza di demolizione e, solo in caso di persistente inottemperanza all’ordinanza, dalla demolizione d’ufficio quale esecuzione in danno.

  • art. 167 d.lgs. n. 42/2004

    Richiamato insieme all’art. 35 d.P.R. n. 380/2001 quale fondamento della disciplina applicabile alle opere realizzate su area demaniale e soggette anche a tutela paesaggistica.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato per la trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • In presenza di opere abusive realizzate su suolo appartenente al demanio o al patrimonio dello Stato, la diffida prevista dall’art. 35 d.P.R. n. 380/2001 è un atto prodromico ed endoprocedimentale, distinto dall’ordinanza di demolizione; l’amministrazione non può procedere direttamente dalla diffida alla demolizione d’ufficio.
  • La demolizione d’ufficio prevista dall’art. 35 d.P.R. n. 380/2001 costituisce un’esecuzione in danno e un rimedio estremo, adottabile soltanto dopo l’adozione e la notifica dell’ordinanza di demolizione e l’accertamento della persistente inottemperanza anche a tale ordinanza.
  • L’omissione dell’ordinanza di demolizione e del relativo termine per l’adempimento spontaneo rende illegittima l’ordinanza di demolizione d’ufficio, perché priva l’interessato della possibilità di eseguire volontariamente la rimessione in pristino evitando gli oneri dell’esecuzione in danno.
  • La diffida endoprocedimentale è facoltativamente impugnabile; la mancata impugnazione, la rinuncia al ricorso o la perenzione del giudizio promosso contro di essa non precludono l’impugnazione del successivo provvedimento definitivo né, con quest’ultima impugnazione, la deduzione dei vizi della sequenza procedimentale.
  • La perenzione estingue il singolo processo amministrativo, ma non determina di per sé la decadenza dal diritto di azione rispetto a un successivo e distinto provvedimento conclusivo del procedimento.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria paesaggisticaInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaPartecipazione procedimentaleEfficacia ed esecutorietàDecadenza e tardività

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